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Deezer lancerà un filtro per nascondere la musica generata dall'AI

Deezer introdurrà un interruttore che toglie dalla ricerca brani, album e artisti interamente generati dall'AI. Arriverà a tutti gli utenti entro la fine del 2026.

Di Matteo Baitelli 16 ottobre 2026 3 min di lettura
Deezer lancerà un filtro per nascondere la musica generata dall'AI

Deezer ha annunciato il 13 ottobre un nuovo interruttore da attivare o disattivare a piacere: quando è acceso, la ricerca non mostra più i brani e gli album interamente generati dall’intelligenza artificiale, né gli artisti collegati. La funzione sarà disponibile in tutto il mondo entro la fine del 2026. Deezer parla di un lancio globale, senza indicare date per i singoli paesi.

Cosa cambia in concreto

Finora Deezer teneva la musica interamente AI fuori dai consigli automatici e dalle playlist curate dalla redazione. La ricerca, però, restava aperta: chi cercava un titolo o un nome poteva trovarsi davanti brani sintetici senza averli voluti. Il nuovo filtro chiude proprio quel varco.

Il comportamento è semplice. Con il filtro attivo spariscono dai risultati tracce, album e artisti legati a questi contenuti. Se lo si spegne, tutto torna visibile. Il blocco riguarda solo la musica interamente generata dall’AI: i brani in cui l’intelligenza artificiale è stata usata solo come strumento di supporto non sono toccati.

La funzione si appoggia su due strumenti già esistenti. Il primo è il sistema di riconoscimento che Deezer usa dal gennaio 2025 per individuare le tracce sintetiche, in grado di identificare quelle prodotte con servizi come Suno e Udio. Il secondo è l’etichetta che dal giugno 2025 segnala gli album con contenuti completamente AI. Deezer ha inoltre lanciato in estate un rilevatore gratuito che funziona anche con altri servizi di streaming.

I numeri dietro la decisione

Secondo Deezer, ogni giorno arrivano sulla piattaforma quasi 90.000 brani interamente generati dall’AI. Nel gennaio 2025 erano circa 10.000. Nei giorni di picco questi file superano la metà di tutta la musica nuova consegnata al servizio, ma producono soltanto l’1-3% degli ascolti.

Il punto più critico è la qualità di quegli ascolti: l’azienda sostiene che fino all’85% degli stream dei brani interamente AI nel 2025 fosse fraudolento, cioè gonfiato artificialmente per incassare royalty. Gli ascolti manipolati vengono esclusi dai pagamenti.

Tra gennaio 2025 e agosto 2026 il sistema ha individuato oltre 42 milioni di tracce generate dall’AI e ha etichettato più di 14 milioni di album.

C’è anche il lato degli utenti. In un sondaggio Ipsos del novembre 2025, citato da Deezer, il 45% degli abbonati allo streaming ha detto di voler escludere del tutto la musica interamente AI. Nello stesso studio, in un test alla cieca, il 97% dei partecipanti non è riuscito a distinguere un brano sintetico da uno umano. Il filtro nasce da qui: se l’orecchio non basta, serve uno strumento.

E gli altri servizi?

Deezer non è sola, ma gli approcci sono diversi:

  • Apple Music ha introdotto a marzo un’etichetta che si basa sulle dichiarazioni di case discografiche e distributori.
  • TIDAL ha annunciato a giugno che segnalerà la musica interamente AI e smetterà di pagare royalty su di essa.
  • Qobuz ha annunciato a febbraio sistemi di rilevamento ed etichettatura.
  • Spotify ha iniziato a testare in aprile i crediti sull’uso dell’AI, applicati solo se gli artisti lo dichiarano, e da metà settembre etichetta i profili artista generati dall’AI come “AI Personas”, escludendoli di default dai consigli.

Quello di Deezer, tra i casi citati, è l’unico intervento descritto che agisce direttamente sui risultati di ricerca.

Per chi è interessante

Per chi ascolta musica con un criterio preciso, per esempio cercando un artista specifico o un genere di nicchia, il filtro riduce il rischio di imbattersi in cloni e brani riempitivo. Può servire anche a chi vuole semplicemente sostenere artisti in carne e ossa. Chi invece è curioso della musica generata dall’AI può lasciarlo spento.

Cosa ne pensiamo

La mossa è sensata, ma va letta per quello che è: un rimedio sul lato dell’utente a un problema che nasce a monte, nei caricamenti. Nascondere i risultati non ferma i 90.000 brani al giorno né le frodi sugli ascolti; per quello contano il rilevamento e il blocco dei pagamenti, su cui Deezer lavora da tempo.

Il limite vero è l’affidabilità del riconoscimento. Un filtro è utile finché i falsi positivi, cioè artisti umani scambiati per sintetici, restano rari. Deezer non ha pubblicato dati su questo aspetto, ed è la cosa da verificare quando la funzione arriverà sulle app.

Resta il fatto che offrire la scelta all’utente, invece di decidere per lui, è l’approccio più trasparente visto finora. Se gli altri servizi lo copieranno, la ricerca musicale diventerà un po’ meno rumorosa.

Fonti verificate

Articolo della redazione di SpazioiTech, scritto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale a partire da fonti verificate su almeno due testate indipendenti, e controllato prima della pubblicazione. Hai trovato un errore? Scrivici.

AutoreMatteo Baitelli

Matteo Baitelli è il fondatore e direttore editoriale di Spazio iTech. Dal 2017 guida il progetto come punto di riferimento italiano per news, guide e recensioni tech. Appassionato di tecnologia da sempre, si occupa quotidianamente di smartphone, intelligenza artificiale, gaming e dell'ecosistema degli assistenti digitali. Oltre al sito, coordina i canali Telegram Skontissimo (offerte tech) e Il Mercatino di Spazio iTech (usato tra privati). Supervisiona la linea editoriale, la strategia dei contenuti e tutte le collaborazioni commerciali.