Il 15 ottobre Google ha avviato negli Stati Uniti il lancio di Universal Cart, un carrello della spesa che raccoglie prodotti di negozi diversi e li tiene insieme mentre si passa da Google Search al Gemini. Era stato mostrato a maggio, durante il Google I/O. Per ora il servizio è disponibile solo negli Usa e Google non ha comunicato una data per l’Italia o per altri mercati europei.
Come funziona
L’idea è semplice: invece di tenere aperte dieci schede e dieci carrelli, si aggiungono i prodotti a un unico elenco mentre si cerca. Si può farlo dalla Ricerca Google, in particolare dalla modalità AI, oppure durante una conversazione con Gemini. Il carrello resta salvato e lo si ritrova nelle diverse sessioni e app.
Una volta che un prodotto è nel carrello, Gemini lavora in secondo piano. Controlla le variazioni di prezzo e avvisa quando un articolo scende o torna disponibile, appoggiandosi allo Shopping Graph, il catalogo di prodotti e negozi su cui Google costruisce le sue ricerche di acquisto.
Secondo la descrizione ripresa da più testate, il sistema può anche segnalare incompatibilità. L’esempio citato è quello di chi si assembla un primo PC con componenti presi da rivenditori diversi: il carrello avverte se due pezzi non vanno d’accordo e propone alternative.
Sconti, carte e pagamento
Universal Cart sfrutta Google Wallet per capire quali vantaggi offre la carta dell’utente, cioè cashback o offerte legate al circuito, e suggerisce il metodo di pagamento più conveniente. Mostra inoltre i codici promozionali disponibili.
Per l’acquisto ci sono due strade. Si può pagare direttamente nel carrello con Google Pay, oppure trasferire gli articoli sul sito del negozio e completare lì l’ordine. Dietro c’è l’Universal Commerce Protocol (UCP), il protocollo che permette a Google e ai rivenditori di scambiarsi i dati dell’ordine.
Un punto importante: il venditore resta il negozio. È il rivenditore a risultare titolare della transazione, a inviare la conferma d’ordine e a occuparsi dell’assistenza, non Google. Tra i partner indicati ci sono Nike, Sephora, Target, Ulta Beauty, Walmart e Wayfair, oltre a molti negozi che usano Shopify.
Le parti ancora da verificare
Il lancio riguarda Search e l’app Gemini. Google aveva parlato in primavera anche di YouTube e Gmail come punti da cui aggiungere prodotti, ma Google non ha ancora confermato che queste integrazioni siano già attive. Allo stesso modo, non risulta una data per l’arrivo in Europa, né informazioni su quali negozi italiani potrebbero aderire.
Cosa significa per chi compra in Italia
Oggi, in concreto, nulla cambia: chi vive in Italia o in Svizzera non può usare Universal Cart. Ha però senso seguire la vicenda, perché mostra dove Google vuole portare gli acquisti online. La Ricerca smette di essere solo il posto da cui si parte per arrivare a un negozio e diventa il luogo in cui si confrontano i prezzi, si scelgono i prodotti e, volendo, si paga.
Se il servizio arriverà da noi, dipenderà da quanti rivenditori europei adotteranno l’UCP e da come Google gestirà pagamenti e dati nel rispetto delle regole dell’Unione. Su questo non ci sono annunci.
Chi vuole familiarizzare con gli strumenti AI di Google può intanto guardare come cambiano i limiti di utilizzo dei modelli: ne abbiamo parlato nella nostra analisi su Gemini e i limiti dei modelli gratuiti.
Cosa ne pensiamo
Il carrello unico è una funzione utile, e i controlli su prezzi e compatibilità risolvono problemi reali: chi ha comprato componenti per un PC sa quanto sia facile sbagliare. La parte più interessante, però, è un’altra: Google si mette tra l’utente e il negozio proprio nel momento della scelta.
Il fatto che il rivenditore resti il venditore ufficiale è rassicurante per assistenza e resi, ma lascia a Google una posizione di forza: decide cosa mostrare, in che ordine e con quali offerte. Per i negozi più piccoli, tutto dipende da quanto sarà facile aderire al protocollo e da quanto peserà essere visibili nel carrello.
Per l’utente il consiglio è prudente: quando il servizio arriverà, conviene continuare a confrontare i prezzi anche fuori da Google, e controllare sempre il totale finale sul sito del negozio prima di pagare. Gli avvisi di ribasso sono comodi, ma non sostituiscono un confronto fatto con calma.
Articolo della redazione di SpazioiTech, scritto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale a partire da fonti verificate su almeno due testate indipendenti, e controllato prima della pubblicazione. Hai trovato un errore? Scrivici.



