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Meta apre Muse ai gadget fai da te: firmware e SDK open source

Meta rilascia firmware e SDK open source per collegare l'agente AI Muse a schede ESP32 e Raspberry Pi. Debutta anche Muse Home Link, per ora solo per gli abbonati USA.

Di Redazione SpazioiTech 4 ottobre 2026 3 min di lettura
Meta apre Muse ai gadget fai da te: firmware e SDK open source

Il 2 ottobre Meta ha pubblicato il codice per costruire dispositivi che dialogano con Muse, il suo agente AI personale. Il progetto si chiama Muse Gadgets: firmware e SDK sono open source, pensati per chi vuole dare a Muse uno schermo, dei pulsanti, dei sensori o altri accessori fisici senza passare da un prodotto Meta.

L’annuncio è firmato da Nat Friedman. Per ora si rivolge a sviluppatori e appassionati, ma mostra dove Meta vuole portare Muse: fuori dall’app e dentro gli oggetti di casa.

Cosa mette a disposizione Meta

Il codice è nel repository GitHub facebookincubator/muse-gadget-sdk, con licenza Apache 2.0. Ci sono due strade:

  • SDK per ESP32: collega una comune scheda ESP32 a Muse. Si possono aggiungere uno schermo per mostrare immagini, ingresso e uscita audio o altri sensori.
  • SDK per Linux: trasforma un Raspberry Pi, o un qualsiasi computer Linux che avete in un cassetto, in un gadget Muse. Supporta comandi personalizzati, e gli esempi includono l’amministrazione di sistema e l’integrazione con Home Assistant.

Per iniziare serve un token API, che si ottiene dal sito gadgets.muse.ai. Meta indica che il repository include anche indicazioni pensate per gli agenti di programmazione, quindi l’idea è che si possa costruire il gadget facendosi aiutare da un assistente di codice. Tra i progetti già in vetrina ci sono build con touchscreen, display E Ink e piccoli “compagni” portatili; un utente ha trasformato un e-reader in un display Muse sempre acceso.

Meta ha anche costruito un oggetto proprio: Muse Home Link, un piccolo dispositivo alimentato via USB-C che collega Muse alla rete domestica. Da lì l’agente può parlare con apparecchi compatibili come TV e speaker.

Ne esistono 5.000 esemplari. Sono gratuiti per gli abbonati a Muse, finché durano le scorte, e secondo Unite.AI vengono spediti agli abbonati statunitensi, uno a testa, in ordine di richiesta, con le consegne in partenza in ottobre. Meta non ha comunicato un prezzo di vendita né un lancio in Italia.

Il contesto: Muse cresce anche fuori dai gadget

Negli stessi giorni Meta ha presentato Muse for Small Business, gratuito con limiti d’uso e collegabile a strumenti come Shopify, Dropbox e Slack, e ha creato una nuova unità, Meta Enterprise Platform, per portare la propria AI a imprese e aziende.

Sul fronte della disponibilità, la pagina di assistenza di Meta precisa che Muse e i suoi abbonamenti sono in test limitato e non sono ancora disponibili in tutte le aree. Per chi vive in Italia o in Svizzera, quindi, il progetto è per ora da seguire più che da provare: il codice è pubblico, ma l’agente a cui si collega non è detto che sia accessibile dal vostro account.

Per chi è interessante

Il pubblico naturale sono i maker che già usano ESP32 e Raspberry Pi e hanno una smart home basata su Home Assistant. Chi cerca un prodotto da comprare e usare subito non trova niente: non ci sono dispositivi in vendita, e Home Link è un esperimento in tiratura limitata.

Cosa ne pensiamo

Mossa intelligente, con un limite evidente. Aprire il codice costa poco a Meta e le porta in dote una comunità che costruisce al posto suo i casi d’uso: display da cucina, pulsanti fisici, telecomandi per la casa. È la stessa logica che ha reso popolari le schede per la domotica fai da te.

Il limite è che i gadget dipendono da un servizio chiuso. Il firmware è aperto, ma l’intelligenza resta sui server di Meta e richiede un account Muse. Chi costruisce oggi qualcosa di serio si lega a un’azienda che, dall’altra parte, può cambiare piani e limiti, come sta facendo Google con Gemini.

Per Meta il test vero sarà un altro: capire se gli utenti vogliono un agente AI sparso per casa, oppure preferiscono tenerlo nel telefono. Fino al debutto europeo di Muse, i lettori italiani possono solo guardare, e magari sperimentare con le schede che già possiedono.

Fonti verificate

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