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Big Tech accusate di ostacolare ricercatori social network

Daniele Messi · 27 Luglio 2026 · 3 min di lettura
Big Tech accusate di ostacolare ricercatori social network
Immagine: Ars Technica

Le grandi tecnologie sono sotto accusa per ostacolare i ricercatori europei impegnati in studi sulle piattaforme social. In Romania, durante le elezioni presidenziali del novembre 2024, TikTok account che avevano condiviso principalmente contenuti di moda e manicure hanno improvvisamente promosso il candidato Calin Georgescu, noto per posizioni estreme sull’immigrazione e antisemitismo. I suoi post sono stati visualizzati 120 milioni di volte prima della votazione, contribuendo al suo sorprendente successo nel primo turno con il 23% dei voti.

Big Tech accusate di ostacolare ricercatori social network
Crediti immagine: Ars Technica

Analisi: Come i social media influenzano le elezioni

L’esperta Adriana Iamnitchi, docente di Scienze Sociali Computazionali all’Università di Maastricht, ha osservato attentamente questa situazione. Il suo interesse riguardava come il contenuto pro-Georgescu fosse monetizzato su TikTok attraverso marketing di influencer nascosti e trasmissioni live politiche.

Contesto: Il ruolo delle piattaforme social in politica

I social media sono diventati un canale chiave per la diffusione di propaganda politica, rendendo le ricerche su come queste piattaforme fungono da veicoli di disinformazione fondamentali. Le aziende tech non offrono facilmente accesso ai dati necessari per questi studi, complicando l’analisi dei rischi e delle opportunità.

Prospettiva: Il futuro dell’integrità online

In un mondo sempre più digitale, garantire l’integrità del contenuto diventa cruciale. I ricercatori europei chiedono accesso aperto ai dati per comprendere meglio il fenomeno della disinformazione su piattaforme come TikTok.

Secondo me, è fondamentale che le aziende tech collaborino con gli studiosi per prevenire la diffusione di messaggi radicali e menzogneri. Solo attraverso una cooperazione aperta si può sperare in un internet più sicuro e responsabile.

Via: Ars Technica