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Carl Pei: “Le app moriranno”, ecco il futuro degli smartphone

Cosimo Caputo · 20 Marzo 2026 · 6 min di lettura
Carl Pei: "Le app moriranno", ecco il futuro degli smartphone
Immagine: SmartWorld.it

Il futuro degli smartphone potrebbe essere radicalmente diverso da quello che conosciamo oggi. Carl Pei, CEO di Nothing, ha lanciato una provocazione che sta facendo discutere l’intero settore tech: le app come le conosciamo oggi sono destinate a sparire. Non si tratta di fantascienza, ma di una visione concreta basata sull’evoluzione dell’intelligenza artificiale e dei sistemi operativi.

Durante il suo intervento al SXSW, Pei ha delineato uno scenario in cui gli smartphone si trasformeranno in qualcosa di completamente nuovo. La sua tesi è tanto semplice quanto rivoluzionaria: invece di aprire decine di app diverse, interagiremo con agenti intelligenti che lavoreranno per noi in background, eliminando la necessità di interfacce tradizionali.

Ma quanto è realistica questa visione? E soprattutto, cosa significa per noi utenti e per l’ecosistema mobile che conosciamo oggi?

L’intelligenza artificiale cambierà tutto

Secondo Carl Pei, il problema fondamentale del paradigma attuale è che le app rappresentano un ostacolo tra l’utente e ciò che vuole ottenere. Immaginate di voler ordinare una pizza: oggi dovete aprire l’app del delivery, navigare tra i menu, inserire i dati, confermare l’ordine. Nel futuro immaginato dal CEO di Nothing, basterà dire “Ordina una margherita per stasera” e un agente IA si occuperà di tutto il processo.

Questa non è fantascienza: già oggi assistenti come Google Assistant e Siri stanno evolvendo in questa direzione. Ma Pei va oltre, criticando gli approcci attuali che fanno “simulare” all’IA i tocchi umani sullo schermo. È il caso della screen automation di Gemini su Android, che controlla app come Uber toccando virtualmente i pulsanti al posto nostro.

Per il visionario di Nothing, questo è solo un passaggio transitorio. Il vero futuro prevede interfacce dedicate agli agenti, basate su API aperte che permettano all’intelligenza artificiale di dialogare direttamente con i servizi, senza simulare l’interazione umana.

Nothing e la rivoluzione degli “AI-native devices”

Non si tratta solo di teoria: Nothing sta già sperimentando questa filosofia con i suoi dispositivi. L’azienda britannica ha introdotto il concetto di “AI-native devices”, smartphone pensati fin dalla progettazione per collaborare strettamente con l’intelligenza artificiale. Un esempio concreto è la funzione Essential Apps di Nothing OS, che permette di creare widget in home screen per accedere rapidamente alle funzioni principali, riducendo la dipendenza dalle app complete.

Pei ha addirittura sintetizzato la sua vision con una formula provocatoria: “In futuro lo smartphone avrà una sola app, che coinciderà con il sistema operativo”. Tutto il resto passerà attraverso servizi e agenti integrati direttamente nell’OS, eliminando la classica griglia di icone che caratterizza i nostri dispositivi da oltre un decennio.

Questo approccio potrebbe rivoluzionare non solo l’esperienza utente, ma l’intera economia delle app. Gli sviluppatori dovranno ripensare completamente il loro approccio, passando dalla creazione di interfacce grafiche alla progettazione di servizi che dialoghino nativamente con gli agenti IA.

Tempi e prospettive: quando arriverà il cambiamento

Carl Pei è realista sui tempi di questa transizione. In passato aveva stimato un orizzonte di 7-10 anni per un mondo senza app tradizionali, riconoscendo che le persone sono affezionate alle app attuali e non le abbandoneranno dall’oggi al domani. Ora ha aggiornato la sua previsione: gli smartphone continueranno a esistere almeno per i prossimi 5 anni, ma con sistemi operativi profondamente diversi.

Il CEO di Nothing immagina anche l’emergere di nuovi dispositivi che affiancheranno gli smartphone tradizionali. Sebbene non abbia fornito dettagli specifici, il riferimento è a gadget progettati per interagire principalmente con agenti IA piuttosto che direttamente con l’utente. Potrebbero essere auricolari intelligenti, dispositivi indossabili o form factor completamente inediti.

Questa visione trova riscontro nelle strategie delle big tech: Apple sta investendo massicciamente in Siri e nell’AI, Google ha integrato Gemini profondamente in Android, mentre aziende come Humane e Rabbit stanno sperimentando dispositivi AI-first. Il mercato italiano, sempre attento alle innovazioni provenienti da oltreoceano, potrebbe essere tra i primi a sperimentare questi nuovi paradigmi, considerando la forte penetrazione degli smartphone premium nel nostro Paese.

Una rivoluzione silenziosa ma inevitabile

Le profezie di Carl Pei potrebbero sembrare premature, ma i segnali di cambiamento sono già evidenti. L’intelligenza artificiale sta diventando sempre più sofisticata, gli assistant vocali più capaci, e i consumatori sempre più abituati a interazioni naturali con la tecnologia. La domanda non è se questo cambiamento avverrà, ma quando e come.

Per noi utenti, questo potrebbe significare un’esperienza molto più fluida e naturale. Invece di destreggiarci tra decine di app diverse, potremo semplicemente esprimere i nostri bisogni e lasciare che la tecnologia si occupi del resto. Per gli sviluppatori e le aziende tech, invece, si tratta di una sfida epocale che richiederà di ripensare completamente prodotti e strategie commerciali.

Il futuro immaginato da Carl Pei potrebbe essere più vicino di quanto pensiamo. E forse, tra qualche anno, guarderemo alle nostre home screen piene di app come oggi guardiamo ai telefoni a disco: con nostalgia, ma senza rimpianti.

Fonte: SmartWorld.it