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Control Resonant: un sequel che sfida la cronologia

Matteo Baitelli · 06 Giugno 2026 · 4 min di lettura
Control Resonant: un sequel che sfida la cronologia
Immagine: The Verge

Ho passato le ultime ore immerso nel mondo di Control Resonant e la sensazione che mi è rimasta è di una strana, affascinante confusione. Se cercate il classico sequel che riprende esattamente da dove si era interrotta la storia del primo capitolo, fermatevi subito. Quello che Remedy Entertainment sta mettendo in campo in questo 2026 è qualcosa di molto più ambiguo e, a modo suo, geniale. Tecnicamente, Control Resonant è il seguito del Control del 2019, ma se provate a cercare un filo logico lineare, finirete per perdervi nei meandri di una narrazione che non segue le regole del tempo.

Control Resonant: un sequel che sfida la cronologia
Crediti immagine: The Verge

A me, inizialmente, l’idea non convinceva affatto. L’idea di un sequel che non si connette direttamente al predecessore in termini di progressione temporale sembra quasi un controsenso. Eppure, dopo aver testato le prime fasi del gioco, ho capito che la visione del team creativo è molto più profonda di un semplice espediente narrativo. Per i creatori, questi due titoli sono come le due facce della stessa medaglia, un concetto che trovo estremamente audace per l’attuale panorama videoludico.

Una narrazione che ignora la linea temporale

Durante la presentazione ufficiale, il creative director Mikael Kasurinen ha dichiarato una cosa che all’inizio mi ha lasciato perplesso: si possono giocare entrambi i titoli in qualsiasi ordine. In un mondo dove la continuità è tutto, questa scelta sembra quasi un atto di ribellione. Tuttavia, bisogna considerare la natura stessa dell’universo di Control. Il gameplay e la trama sono intrinsecamente legati a una realtà che si piega, si rompe e si ricompone secondo logiche che sfidano la fisica e la cronologia tradizionale.

A me questo approccio è sembrato avere un senso solo quando ho iniziato a manipolare le dinamiche del mondo di gioco. La distorsione della realtà non è solo un elemento estetico o un potere del protagonista, ma è la struttura portante stessa della narrazione. Se la realtà stessa non è lineare, perché dovrebbe esserlo il modo in cui la viviamo? Questa filosofia trasforma il sequel in un punto di partenza, un nuovo modo di approcciarsi a un universo che già conosciamo ma che ora possiamo esplorare senza il peso di una sequenza temporale rigida. È un approccio che richiede un impegno mentale diverso, dove il giocatore deve ricostruire il puzzle non solo attraverso i fatti, ma attraverso la percezione stessa del tempo che scorre nel gioco.

L’esperienza del gameplay tra apertura e conclusione

Durante una preview di poco più di due ore, ho avuto l’opportunità di esplorare sia l’atto iniziale di Control Resonant, sia una missione situata in una fase molto più avanzata della storia. È proprio in questo salto temporale che ho sperimentato il vero cuore del progetto. Passare dall’introduzione a un momento di climax narrativo senza una transizione cronologica classica mi ha permesso di percepire quanto la coerenza del mondo sia fondamentale, ben oltre la semplice sequenzialità degli eventi.

Nonostante il salto, l’atmosfera è rimasta incredibilmente coerente. La sensazione di trovarsi in un ambiente dove le leggi della fisica sono solo suggerimenti è costante. Ho notato come il design dei livelli e l’interazione con gli elementi sovrannaturali siano riusciti a mantenere quel senso di tensione che aveva reso il primo capitolo un cult. Nonostante la mancanza di una connessione diretta e lineare, il legame emotivo e tematico con il materiale originale è palpabile. Non si tratta di una semplice ripetizione, ma di un’espansione di concetti che sembrano quasi evolversi insieme al giocatore. Questo tipo di narrazione non strutturata richiede un impegno maggiore da parte di chi gioca, ma la ricompensa in termini di immersione è senza dubbio superiore.

In definitiva, affrontare un titolo che sfida le convenzioni della struttura narrativa è un rischio che Remedy ha deciso di correre. Per noi giocatori, questo significa trovarsi di fronte a un puzzle mentale oltre che a un’esperienza d’azione. Resta da vedere come il pubblico accoglierà questa scelta così radicale, ma una cosa è certa: con Control Resonant, la linea tra passato e presente, tra inizio e fine, diventa estremamente sottile.

Ripreso da: The Verge