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Google peggiora i Pixel con l’ultimo aggiornamento

Daniele Messi · 14 Marzo 2026 · 6 min di lettura
Google peggiora i Pixel con l'ultimo aggiornamento
Immagine: 9to5Google

Google ha appena rovinato una delle funzionalità più apprezzate dai possessori di smartphone Pixel. Con l’arrivo di Android 16 QPR3, l’azienda di Mountain View ha infatti modificato radicalmente il modo in cui funziona la selezione delle immagini dal menu Recenti, rendendo molto più complicata un’operazione che fino ad oggi era semplicissima.

Parliamo di una feature che da oltre cinque anni rappresentava uno dei punti di forza dell’ecosistema Pixel: la possibilità di selezionare rapidamente testo e immagini direttamente dalla schermata delle app recenti, per copiarle, condividerle o utilizzarle in altre applicazioni. Un vero e proprio fiore all’occhiello che distingueva i dispositivi Google dalla concorrenza Android.

Ma cosa è cambiato esattamente? E soprattutto, perché Google ha deciso di peggiorare un’esperienza utente che funzionava perfettamente? Andiamo a scoprire tutti i dettagli di questa controversa modifica che sta già facendo discutere la community.

La funzionalità che ha reso unici i Pixel

Prima di entrare nei dettagli della modifica, vale la pena ricordare quanto fosse innovativa questa caratteristica quando Google la introdusse sui suoi smartphone. La possibilità di accedere al menu Recenti e selezionare istantaneamente elementi visibili sullo schermo – che fossero porzioni di testo, numeri di telefono, indirizzi email o immagini – rappresentava un approccio rivoluzionario alla gestione dei contenuti multimediali.

Questa funzionalità sfruttava le potenzialità dell’intelligenza artificiale di Google per riconoscere automaticamente gli elementi selezionabili presenti nelle schermate delle applicazioni utilizzate di recente. Un tap prolungato su un’immagine era sufficiente per copiarla negli appunti, condividerla tramite altre app o salvarla nella galleria. Tutto questo senza dover riaprire l’applicazione originale, con un notevole risparmio di tempo e una user experience fluida e intuitiva.

La feature si basava su algoritmi di computer vision avanzati, integrati profondamente nel sistema operativo Android personalizzato da Google. Non si trattava solo di un semplice screenshot, ma di un vero e proprio riconoscimento intelligente dei contenuti, capace di distinguere tra diversi tipi di elementi e proporre azioni contextual appropriate per ognuno.

Cosa cambia con Android 16 QPR3

Con l’ultimo Quarterly Platform Release di Android 16, Google ha stravolto questo meccanismo, introducendo modifiche che complicano significativamente l’esperienza utente. La selezione delle immagini dal menu Recenti è diventata molto meno intuitiva e richiede più passaggi rispetto al passato, eliminando quella immediatezza che rendeva la funzione così apprezzata.

Secondo le prime segnalazioni degli utenti che hanno installato l’aggiornamento, il nuovo sistema sembra richiedere interazioni aggiuntive e percorsi più lunghi per raggiungere lo stesso risultato che prima si otteneva con un semplice gesto. La fluidità del workflow è stata compromessa, e molti utenti stanno già esprimendo il loro disappunto sui forum dedicati e sui social network.

Particolarmente penalizzante risulta essere l’impatto su professionisti e power user che utilizzavano intensivamente questa caratteristica per la gestione rapida di contenuti multimediali. Designer, giornalisti, social media manager e altri professionisti che lavorano quotidianamente con immagini si trovano ora a dover adottare flussi di lavoro più macchinosi per operazioni che prima richiedevano pochi secondi.

Un mistero senza spiegazioni ufficiali

Quello che risulta ancora più frustrante per la community è l’assenza di spiegazioni ufficiali da parte di Google riguardo questa modifica. L’azienda non ha fornito alcun comunicato che chiarisca le motivazioni dietro questa scelta, lasciando gli utenti nel dubbio sulla logica che ha portato a peggiorare un’esperienza utente consolidata e apprezzata.

Le ipotesi che circolano tra gli esperti del settore sono molteplici. Alcuni suggeriscono che possa trattarsi di una modifica legata a questioni di privacy e sicurezza, con Google che potrebbe aver rivisto il modo in cui il sistema accede e processa i contenuti multimediali. Altri pensano invece a possibili problemi di performance o conflitti con altre funzionalità introdotte in Android 16.

Non è da escludere nemmeno l’ipotesi che si tratti di una regressione involontaria, un bug mascherato da feature che Google potrebbe correggere nei prossimi aggiornamenti. Tuttavia, il fatto che la modifica sia stata implementata in una Quarterly Platform Release – solitamente riservata a miglioramenti e correzioni ponderate – suggerisce che si tratti di una scelta deliberata.

L’impatto sul mercato italiano e le alternative

Per il mercato italiano, dove i dispositivi Pixel stanno guadagnando sempre più terreno grazie alla loro integrazione con i servizi Google e alle funzionalità fotografiche avanzate, questa modifica rappresenta un passo indietro significativo. Gli utenti italiani che hanno scelto un Pixel proprio per la sua superiore esperienza utente si trovano ora privati di una delle caratteristiche distintive che giustificavano la scelta rispetto ad alternative come Samsung Galaxy o altri flagship Android.

Chi volesse continuare a utilizzare funzionalità simili potrebbe dover ricorrere ad applicazioni di terze parti, con tutti i compromessi che questo comporta in termini di integrazione del sistema e potenziali problemi di sicurezza. App come Screenshot Easy o Image Capture offrono funzionalità analoghe, ma non possono replicare la seamless integration che caratterizzava la soluzione nativa di Google.

Resta da vedere se Google deciderà di fare marcia indietro ascoltando il feedback della community, oppure se questa modifica rappresenta l’inizio di una nuova filosofia progettuale per l’ecosistema Pixel. Una cosa è certa: quando si tratta di funzionalità che gli utenti utilizzano quotidianamente, anche i cambiamenti apparentemente minori possono avere un impatto significativo sulla soddisfazione complessiva e sulla fedeltà al brand.

Fonte: 9to5Google