Il 2026 di Eclipse: dal ‘fisico’ al centro del tech
Nel 2026, il panorama del venture capital è un cantiere in continua evoluzione, ma una cosa mi è chiara: la narrazione è cambiata. Per anni, la Silicon Valley ha scommesso sul pixel, sul software puro, sull’effimero del digitale. Ora, la direzione è un’altra. Il focus si è spostato, con una forza inaudita, verso ciò che è tangibile, verso il ‘mondo fisico’. E in questa rivoluzione, una figura spicca: Lior Susan, il fondatore di Eclipse Ventures. Dieci anni fa, la sua tesi d’investimento sembrava quasi una provocazione, un cammino solitario. Oggi, il suo fondo è al centro dell’azione, con successi che parlano da soli. Il recente ‘win’ di Cerebras, valutato 2.5 miliardi di dollari, non è solo una cifra impressionante; è la prova inconfutabile che la visione di Susan era, ed è, il futuro.

La Rivoluzione del Reale: La Visione di Eclipse nel 2026
Parliamo chiaro. Quando Lior Susan ha fondato Eclipse Ventures, il mondo del venture capital era ossessionato da applicazioni mobile, piattaforme social e software-as-a-service (SaaS). Si vendevano sogni digitali, spesso senza un ancoraggio solido nella realtà produttiva. Ma Susan andava controcorrente. La sua ‘physical-world thesis’, come la chiama, mirava a investire in aziende che costruivano, producevano, muovevano e generavano energia. Non si trattava di nostalgico ritorno all’industria tradizionale, ma di riconoscere che l’innovazione più profonda, quella che risolve i problemi più complessi dell’umanità, richiede una base fisica robusta.
Nel 2016, investire in robotica industriale, manifattura avanzata, infrastrutture energetiche o chip specializzati era considerato ‘noioso’ o troppo ‘capital intensive’ per molti VC. Il ritorno sull’investimento sembrava più lento, il rischio percepito più alto. Io stesso, a volte, ho visto come le startup di ‘deep tech’ facessero fatica a trovare capitali rispetto all’ennesima app di delivery. Ma Susan aveva capito una cosa fondamentale: la vera trasformazione arriva quando il digitale incontra il fisico, quando gli algoritmi controllano macchine reali, quando l’intelligenza artificiale si traduce in automazione tangibile. Oggi, nel 2026, questa intuizione non è più isolata. È diventata la colonna portante di un’intera fetta del settore tech.
La crescente domanda di efficienza energetica, la necessità di reti di approvvigionamento resilienti, l’urgenza di automatizzare processi complessi e la fame insaziabile di potenza di calcolo per l’intelligenza artificiale hanno spinto il ‘mondo fisico’ al centro dell’attenzione. Le startup che creano hardware innovativo, nuove fabbriche intelligenti o soluzioni per l’energia pulita non sono più nicchie, ma le vere protagoniste del cambiamento. Eclipse ha cavalcato quest’onda, dimostrando che il valore non è solo nel cloud, ma in ciò che lo rende possibile e che estende la sua intelligenza al mondo reale.
Cerebras e il Valore dell’Hardware AI
Un esempio lampante di questa tesi vincente è Cerebras Systems. L’azienda, nota per i suoi rivoluzionari chip di intelligenza artificiale, ha recentemente visto la sua valutazione schizzare a 2.5 miliardi di dollari. Non si tratta di un’exit o di un guadagno immediato per Eclipse, ma di un’enorme validazione della loro scommessa. Cerebras non produce software per smartphone o piattaforme di social media; costruisce hardware massiccio, il Wafer-Scale Engine, un chip delle dimensioni di un intero wafer di silicio, progettato per accelerare l’addestramento dei modelli di AI più complessi. È un’ingegneria audace, costosa e incredibilmente complessa.
Il successo di Cerebras non è un caso isolato. Nel 2026, l’AI è ovunque, dai nostri assistenti vocali ai sistemi di guida autonoma, dalla diagnostica medica alla gestione delle reti energetiche. Ma questa ubiquità ha un costo: una fame insaziabile di potenza di calcolo. I chip tradizionali, pur potenti, spesso faticano a tenere il passo con le esigenze dei modelli di AI più avanzati, che richiedono un’elaborazione parallela e una memoria colossali. È qui che aziende come Cerebras si inseriscono, offrendo soluzioni hardware dedicate che non solo sono più veloci, ma anche più efficienti dal punto di vista energetico per carichi di lavoro specifici. Questo tipo di innovazione è il cuore del ‘deep tech’, un settore che sta attirando investimenti crescenti.
Investire in Cerebras significava credere non solo in un’idea, ma nella capacità di trasformare l’idea in un prodotto fisico, scalabile e performante. Significa accettare le sfide della produzione, della supply chain e dell’ingegneria hardware, che sono ben diverse da quelle di uno sviluppatore di app. Ma il payoff, come dimostra la valutazione, può essere enorme. L’AI ha bisogno di fondamenta solide, e quelle fondamenta sono fatte di silicio, circuiti e sistemi di raffreddamento efficienti. Il ‘win’ di Cerebras è un segnale forte: chi controlla l’hardware, controlla il futuro dell’AI.
Il Futuro è Tangibile: Prospettive del Venture Capital nel 2026
Il successo di Eclipse Ventures e di aziende come Cerebras nel 2026 non è una semplice moda passeggera; è il riflesso di un cambiamento strutturale nell’economia globale e nelle priorità tecnologiche. Stiamo assistendo a una convergenza senza precedenti tra il mondo digitale e quello fisico. L’intelligenza artificiale non è più confinata nei server farm; si estende ai robot che lavorano nelle fabbriche, ai droni che monitorano le infrastrutture, ai veicoli autonomi che si muovono sulle nostre strade. Questa integrazione richiede un’innovazione su entrambi i fronti: algoritmi più intelligenti e hardware più capace di eseguirli nel mondo reale.
Il venture capital, a mio parere, deve adattarsi a questa nuova realtà. I fondi che continuano a cercare solo il prossimo social network o la prossima piattaforma SaaS rischiano di perdere le opportunità più significative. Il vero valore, oggi, risiede nella capacità di risolvere problemi complessi del mondo reale, che spesso richiedono investimenti a lungo termine, ingegneria profonda e una comprensione del ‘fisico’ tanto quanto del ‘digitale’. Penso alla robotica avanzata, alla produzione additiva, ai materiali di nuova generazione, alle biotecnologie e alle soluzioni per l’energia pulita e l’agricoltura di precisione. Questi non sono settori ‘sexy’ nel modo tradizionale della Silicon Valley, ma sono vitali per il nostro futuro. L’hardware come quello di Cerebras Wafer-Scale Engine è solo l’inizio.
Eclipse ha dimostrato che c’è un enorme potenziale in questo approccio. Non si tratta solo di finanziare startup, ma di costruire interi ecosistemi che collegano l’innovazione digitale con le esigenze del mondo materiale. È un approccio più maturo, più responsabile e, alla fine, più redditizio. La scommessa di Lior Susan sul ‘fisico’ non è più solitaria; è diventata un modello da seguire.
La mia previsione per i prossimi 6-12 mesi è chiara: vedremo un aumento del 20% negli investimenti di venture capital in startup di deep tech focalizzate sull’hardware e le infrastrutture fisiche, specialmente quelle che abilitano l’AI e la sostenibilità. Il mercato ha capito che senza fondamenta solide, nessun castello digitale può reggere. E tu, che ne pensi? Il futuro è davvero più tangibile di quanto immaginassimo?
Fonte: TechCrunch