News

Il 60% di TikTok è AI spazzatura. E YouTube?

Matteo Baitelli · 22 Giugno 2026 · 5 min di lettura
Il 60% di TikTok è AI spazzatura. E YouTube?
Immagine: 9to5Mac

I numeri sono sconcertanti, e onestamente non sorprendono più di tanto. Uno studio condotto dalla piattaforma di video editing Kapwing ha rivelato che quasi il 60% dei video su TikTok è generato da intelligenza artificiale, quella che in gergo tecnico chiamiamo AI slop: contenuti automatizzati, spesso di bassa qualità, creati senza alcun valore aggiunto. Su YouTube la percentuale è inferiore ma comunque allarmante: il 21% dei video rientra nella stessa categoria.

Il 60% di TikTok è AI spazzatura. E YouTube?
Crediti immagine: 9to5Mac

Quello che colpisce non è solo l’entità del fenomeno, ma la velocità con cui si sta normalizzando. Nel 2026, mentre scrolliamo i nostri social preferiti, dobbiamo fare sempre più fatica a distinguere il vero contenuto umano dalla spazzatura algoritmica. A me, personalmente, capita spesso di fermarmi su TikTok per tre secondi, realizzare che sto guardando un video generato da AI senza anima, e scorrerlo immediatamente.

Cosa significa realmente “AI slop”

Non stiamo parlando di video dove l’IA è usata come strumento creativo legittimo. Quella è un’altra cosa. L’AI slop è il contenuto creato interamente dalle macchine con l’unico obiettivo di generare visualizzazioni e monetizzare, spesso accoppiato a trending sound già esistenti o a trend vecchi di settimane. Video che non insegnano nulla, non divertono, non aggiungono valore.

La ricerca di Kapwing ha analizzato migliaia di video sulle due piattaforme, identificando pattern comuni: AI-generated voiceovers con accenti sintetici riconoscibili, transizioni troppo perfette, sequenze logiche difettose. Su TikTok è peggio perché l’algoritmo della piattaforma premia il volume sui contenuti di qualità. Creare cento video AI in un giorno è teoricamente possibile; creare cento video umani di qualità è impossibile.

Perché TikTok è diventato un gigantesco magazzino AI

Su TikTok il fenomeno è esploso per ragioni strutturali. La piattaforma non ha barriere di accesso significative, l’algoritmo è aggressivo nel testare ogni nuovo account, e i creator bot possono sfruttare i momenti di minore competizione per ottenere visibilità iniziale. Una volta che il video decolla, le visualizzazioni generano monetizzazione attraverso il Creator Fund.

Il risultato? Feed inquinati. Scroll dopo scroll vi trovate davanti contenuti vuoti, ripetitivi, creati da nessuno per nessuno. E sì, YouTube ha una situazione migliore, ma il 21% è comunque un numero che non dovrebbe tranquillizzarci. La piattaforma di Google ha comunque standard editoriali più rigidi e un pubblico mediamente più selettivo, almeno nei canali principali.

Il paradosso per i creator umani

Qui il problema diventa etico e professionale. Io conosco creatori che passano ore a produrre contenuti originali, caricano su TikTok o YouTube e si vedono superati in visualizzazioni da account che non hanno fatto nulla se non aprire uno strumento di generazione AI. È frustrante, demotivante, e sta già causando un’emorragia di talento dalle piattaforme.

Se sei un creator di qualità, oggi hai essenzialmente due scelte: competere in nicchie dove la qualità è ancora apprezzata (e sempre meno visibili), oppure migrare verso piattaforme alternative meno inquinate da AI slop. Alcuni stanno già scegliendo la seconda strada.

Cosa succeederà nei prossimi mesi

Le piattaforme non hanno ancora implementato meccanismi di contenimento realmente efficaci. TikTok e YouTube avrebbero la tecnologia per identificare e penalizzare i video generati da AI, ma entrambe sono incentivate a mantenere il volume di contenuti alto, perché più contenuti significano più tempo spent e più spazi pubblicitari venduti.

Secondo me, da qui a dodici mesi vedremo una di queste evoluzioni: o le piattaforme introduce filtri decisi che riducono drasticamente la visibilità dell’AI slop, rischiando di perdere volume di contenuti; oppure gli utenti stessi, stanchi dell’inquinamento, cominciano a migrare verso spazi più curati. Non penso che una soluzione golden possa arrivare in tempi brevi. La battaglia per la qualità sarà lunga e difficile, e purtroppo il 2026 non sarà l’anno della svolta.

Ripreso da: 9to5Mac