Il PC è morto? No, secondo Framework nel 2026
Nel 2026, mentre il mercato tech sembra sempre più polarizzato tra giganti dell’intelligenza artificiale e dispositivi chiusi, c’è chi continua a credere fermamente nel diritto fondamentale all’ownership del proprio computer. Framework, l’azienda che ha costruito la sua intera identità sulla riparabilità e sulla personalizzazione dei laptop, continua a sfidare il narrativo dominante con una tesi radicale: il PC personale non è morto, è solo stato abbandonato da chi aveva i mezzi per innovarlo.

Questa posizione, espressa dal fondatore dell’azienda, arriva in un momento storico dove la maggior parte dei produttori tradizionali ha scelto di abbracciare l’economia della saldatura irrimediabile, dei componenti proprietari e della obsolescenza programmata. Mentre Apple, Dell e Lenovo competono a chi chiude di più il loro ecosistema, Framework sta andando esattamente nella direzione opposta. E la domanda che sorge spontanea è: ha davvero senso?
La morte annunciata del PC (e perché è tutta una farsa)
Parlare di “morte del PC” nel 2026 suona quasi anacronistico. Eppure, è un mantra che sentiamo ripetere da anni dai grandi analisti di mercato. La tesi è semplice: gli smartphone hanno conquistato il mondo, il cloud ha reso irrilevante l’hardware locale, e l’intelligenza artificiale ha promesso di rendere inutili i computer personali come li conosciamo.
Ma se il PC fosse davvero morto, come mai le aziende tech continuano a investire miliardi di dollari nello sviluppo di processori sempre più potenti? Come mai i creatori di contenuti, i programmatori e i professionisti continuano a dipendere dai laptop e dai desktop? La risposta, secondo Framework, è che il PC non è morto: è stato semplicemente tradito dall’industria che avrebbe dovuto mantenerlo vivo e innovativo.
Il fondatore di Framework sostiene che il vero problema non sia la categoria dei computer personali in sé, ma il modo in cui i principali produttori hanno scelto di progettarli negli ultimi dieci anni. Saldature permanenti, RAM non rimovibile, batterie non sostituibili, componenti proprietari: queste scelte non sono state dettate dalla necessità tecnica, ma da una logica commerciale di controllo e dipendenza.
Framework: la rivolta silenziosa del repairability
Framework nasce da una semplice ma radicale idea: che gli utenti dovrebbero avere il pieno controllo dei propri dispositivi. Non un controllo teorico, ma pratico. Vuoi cambiarla memoria RAM? Puoi farlo. Vuoi sostituire il drive di storage? È progettato apposta per questo. Batteria in declino? C’è una guida e i ricambi sono disponibili.
Questa filosofia, nel contesto del 2026, non è solo una scelta di design: è un vero e proprio atto di resistenza. In un momento in cui l’industria sta accelerando verso l’IA on-device e il cloud computing, Framework continua a investire nel concetto di modularità. I laptop dell’azienda vengono forniti con moduli rimovibili (le famose “Framework Modules”), che permettono di aggiornare la connettività e le porte senza scartare l’intero dispositivo.
Ma c’è di più: Framework ha reso pubbliche le documentazioni di riparazione, i manuali di servizio, i schemi tecnici. Tutto ciò che le altre aziende mantiene nascosto nel caveau della proprietà intellettuale, Framework lo ha messo a disposizione della comunità. Questo approccio ha trasformato l’azienda da semplice produttore a simbolo di una filosofia che sempre più utenti stanno riscoprendo: quella secondo cui la tecnologia dovrebbe servirci, non controllarci.
Perché il mercato italiano dovrebbe ascoltare
Nel contesto italiano, il discorso di Framework assume una rilevanza ancora maggiore. Il nostro mercato è tradizionalmente dominato dai grandi brand internazionali, con poca spazio per le nicchie. Eppure, proprio in Italia, c’è una crescente comunità di utenti consapevoli che preferirebbero spendere più soldi una volta sola piuttosto che continuare a comprare nuovi laptop ogni tre anni perché il precedente non è più aggiornabile.
I prezzi dei laptop Framework in Europa si aggirano intorno ai 1.500-2.500 euro a seconda della configurazione. Non sono economici, certo, ma calcolando il valore a lungo termine di un dispositivo davvero riparabile e mantenibile nel tempo, il costo complessivo di proprietà diventa competitivo rispetto ai marchi tradizionali. Inoltre, la disponibilità di iniziative europee per il diritto di riparazione sta spingendo il mercato verso questa direzione.
L’AI non ha bisogno di device closed-source
C’è un aspetto tecnico che merita attenzione. Nel 2026, con l’esplosione dei modelli AI localizzati sui dispositivi, si potrebbe pensare che avremmo bisogno di hardware sempre più blindato e controllato. Invece, è vero il contrario. Un utente che sa cosa gira sul suo computer è un utente più consapevole e al sicuro.
Framework sostiene che un PC aperto e riparabile non è un ostacolo all’innovazione nell’AI, ma una condizione necessaria per un’adozione etica e consapevole di queste tecnologie. Se non puoi aprire il tuo laptop, non puoi verificare cosa sta facendo l’intelligenza artificiale che gira su di esso. Non puoi controllare i dati che sta elaborando. Non sei il proprietario del tuo strumento di lavoro: sei il consumatore di una scatola nera.
Il futuro: chi ha ragione?
Guardando il panorama del 2026, sembra che Framework e il suo fondatore abbiano toccato un nervo scoperto. La crescente consapevolezza sulla sostenibilità, il diritto di riparazione e il controllo dei dati personali sta creando uno spazio di mercato che i grandi brand non stanno sfruttando. L’Unione Europea sta spingendo per normative sempre più stringenti sulla riparabilità e sulla longevità dei dispositivi, il che gioca direttamente a favore di questo modello di business.
Il PC non è morto. È stato semplicemente messo da parte dal marketing dei grandi player, considerato “out of fashion” rispetto ai tablet, agli smartwatch e alle promesse vuote dell’AI. Ma per chi ha bisogno di un vero strumento di lavoro, per chi vuole il controllo totale del proprio dispositivo, per chi crede nella sostenibilità e nell’etica della tecnologia: il PC rimane vivo e vegeto. Anzi, nel 2026, ritorna a essere rivoluzionario proprio perché semplice, trasparente e completamente tuo.
Fonte: Tom’s Hardware Italia