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L’IA di Google devasta i siti web: traffico -60% in un anno

Matteo Baitelli · 20 Marzo 2026 · 7 min di lettura
L'IA di Google devasta i siti web: traffico -60% in un anno
Immagine: SmartWorld.it

Il web sta attraversando una delle sue crisi più profonde dalla nascita dei motori di ricerca. I dati pubblicati da Axios e raccolti dalla società di analytics Chartbeat dipingono un quadro drammatico: migliaia di siti web hanno perso fino al 60% del loro traffico nell’ultimo anno, con conseguenze devastanti soprattutto per i piccoli editori e i blog indipendenti.

La causa principale di questo tsunami digitale? L’integrazione sempre più massiccia dell’intelligenza artificiale nei risultati di ricerca di Google, che sta letteralmente risucchiando il traffico che prima veniva dirottato verso i siti di origine. Una rivoluzione che sta mettendo in ginocchio l’intero ecosistema dell’informazione online, costringendo editori e content creator a ripensare completamente le proprie strategie.

Ma dietro i numeri si nasconde una realtà ancora più inquietante: mentre Google alimenta i suoi algoritmi di IA con i contenuti prodotti dai siti web, questi ultimi vedono sparire la loro principale fonte di guadagno. Un paradosso che potrebbe ridisegnare per sempre il panorama dell’informazione digitale.

Il massacro del traffico: piccoli siti in ginocchio

I numeri sono impietosi e raccontano di un vero e proprio digital divide tra grandi e piccoli editori. Secondo l’analisi di Chartbeat, i piccoli siti web hanno registrato un calo del traffico proveniente da Google Search del 60% nell’ultimo anno. Una percentuale che per molti significa la differenza tra la sopravvivenza e la chiusura definitiva.

La situazione migliora leggermente per gli editori di medie dimensioni (tra 10.000 e 100.000 visualizzazioni giornaliere), che “si limitano” a perdere il 47% del traffico da Google. I grandi publisher, quelli con oltre 100.000 visualizzazioni al giorno, se la cavano relativamente meglio con un calo del 22%, ma anche per loro si tratta di perdite significative che impattano direttamente sui ricavi pubblicitari.

Il quadro generale è desolante: considerando tutti i siti web, il traffico da Google Search è diminuito in media del 34% in dodici mesi. E non si tratta solo della ricerca classica: anche Google Discover, il feed di contenuti personalizzati integrato su Android, ha perso il 15% del traffico verso i siti esterni, dimostrando che il problema è sistemico e coinvolge tutti i prodotti dell’ecosistema Google.

L’IA promette ma non mantiene: referral sotto l’1%

Di fronte al crollo del traffico tradizionale, molti si aspettavano che le piattaforme di intelligenza artificiale come ChatGPT o Gemini compensassero almeno parzialmente le perdite, indirizzando nuovi utenti verso i siti di origine delle informazioni. La realtà è ben diversa: i chatbot rappresentano meno dell’1% di tutte le visualizzazioni generate da referral esterni.

Anche ChatGPT, pur avendo registrato una crescita del 200% nei referral durante il 2024, parte da una base talmente ridotta che il contributo reale rimane marginale. È come cercare di riempire un secchio bucato con un contagocce: la crescita percentuale impressiona sulla carta, ma i numeri assoluti restano irrisori rispetto alle perdite subite.

Particolarmente interessante è il comportamento degli utenti che arrivano dai sistemi di IA: secondo lo studio, chi clicca sui link forniti dai chatbot tende ad abbandonare rapidamente la pagina dopo aver verificato l’informazione. Si tratta più di un fact-checking istantaneo che di una vera lettura approfondita, risultando in un engagement bassissimo e quindi di scarso valore per gli editori.

Settore tech in prima linea: perdite fino al 97%

Se il quadro generale è preoccupante, la situazione dei siti di tecnologia è letteralmente catastrofica. Testate storiche come The Verge, HowToGeek e altre pubblicazioni specializzate hanno visto il loro traffico da Google crollare dell’85% o più nell’arco di un anno. Il caso più estremo è quello di Digital Trends, che ha subito un calo del 97% del traffico da ricerca organica.

Non è un caso che Digital Trends abbia dovuto licenziare quasi tutto il suo staff a tempo pieno all’inizio del 2025: quando il traffico scompare, anche i ricavi pubblicitari evaporano, rendendo insostenibile mantenere una redazione. È il primo di una serie di effetti domino che potrebbero investire l’intero settore dell’informazione tecnologica nei prossimi mesi.

La situazione italiana non è immune da questo fenomeno. Anche se non disponiamo ancora di dati specifici sui nostri mercati, le dinamiche globali suggeriscono che anche i siti tech nostrani stiano affrontando sfide simili. La crescente diffusione di Gemini in italiano e l’integrazione dell’IA nei risultati di ricerca localizzati fanno presagire impatti significativi anche per l’editoria digitale del nostro Paese.

Google nega, ma i numeri parlano chiaro

Di fronte a questa valanga di dati negativi, Google mantiene una posizione difensiva. L’azienda di Mountain View sostiene che il volume totale di click organici verso i siti web sia rimasto “relativamente stabile” nel 2024, parlando addirittura di un leggero aumento dei cosiddetti “quality clicks” – quei clic dove l’utente non torna immediatamente indietro nei risultati di ricerca.

Secondo la versione ufficiale di Google, l’azienda si preoccuperebbe della salute dell’ecosistema web più di qualsiasi altra società. Affermazioni che suonano però vuote di fronte alle difficoltà concrete che stanno vivendo migliaia di editori in tutto il mondo. La contraddizione tra le dichiarazioni ufficiali e i dati raccolti da Chartbeat è talmente evidente da far sorgere dubbi sulla trasparenza delle metriche utilizzate da Google.

Il problema di fondo resta irrisolto: mentre Google addestra i suoi modelli di IA utilizzando contenuti prodotti gratuitamente dai siti web, questi ultimi vedono sparire la loro principale fonte di monetizzazione. Un modello di business che appare sempre più insostenibile e che potrebbe portare a un impoverimento generale della qualità dell’informazione online.

Verso un nuovo equilibrio digitale

Di fronte a questo scenario, molti editori stanno cercando canali alternativi per raggiungere il proprio pubblico. Le newsletter, le app proprietarie e i canali social stanno guadagnando importanza, ma difficilmente riusciranno a compensare completamente le perdite da ricerca organica. Il traffico complessivo verso i siti web è comunque diminuito del 6% tra 2024 e 2025, nonostante gli sforzi di diversificazione.

La sfida per il futuro sarà trovare un nuovo equilibrio tra l’innovazione dell’intelligenza artificiale e la sostenibilità economica di chi produce contenuti originali. Senza una soluzione equa, rischiamo di assistere a un progressivo impoverimento dell’informazione online, con conseguenze negative per tutta la società digitale. La partita è ancora aperta, ma il tempo per trovare soluzioni si sta rapidamente esaurendo.

Fonte: SmartWorld.it