Marathon 2026: 1,2 milioni copie, ma PS5 non decolla
È passato qualche mese dal lancio di Marathon, il nuovo sparatutto strategico di Bungie, e i numeri iniziano a parlare chiaro. Secondo le stime di Alinea Analytics, il gioco ha raggiunto 1,2 milioni di copie vendute da marzo 2026, generando incassi lordi intorno ai 55 milioni di dollari. Non sono cifre che fanno gridare al miracolo, anzi: il lancio è stato decisamente tiepido, soprattutto considerando le ambizioni iniziali del progetto.
Quello che sorprende di più, però, è il dato relativo alle piattaforme. PlayStation 5 non è risultata il driver principale delle vendite come ci si sarebbe potuto aspettare da un titolo quasi esclusivo per la console Sony. Il PC ha performato molto meglio, confermando una volta di più che il mercato PC gaming sta divorando quote di mercato alle console tradizionali. È un segnale che Bungie e Sony devono affrontare seriamente se vogliono che Marathon diventi uno dei loro franchise di riferimento.
Ma andiamo con ordine: cosa sta succedendo realmente con questo ambizioso progetto? E soprattutto, perché non sta decollando come promesso?
Un lancio più freddo del previsto
Quando Bungie ha annunciato Marathon alcuni anni fa, l’aspettativa era quella di un nuovo grande multiplayer strategico che potesse competere con i colossi del genere. Il gioco è stato costruito con ambizioni considerevoli: una struttura competitiva interessante, una direzione artistica distintiva, e il peso della reputazione di uno studio che ha creato Destiny e Halo.
Eppure, il lancio in marzo 2026 è stato tutt’altro che esplosivo. 1,2 milioni di copie in pochi mesi non sono numeri disastrosi, chiariamo subito, ma per uno sparatutto multiplayer che punta al modello free-to-play evoluto con cosmestiche premium, rappresentano un avvio rallentato. Non siamo davanti al fenomeno culturale che sembrava promesso, ma neanche a un completo fallimento. È più una questione di delusione rispetto alle aspettative.
Il problema principale sembra risiedere nella curva di difficoltà iniziale. Molti giocatori si sono lamentati del fatto che i primi approcci al gioco siano stati eccessivamente complessi e punitivi. In un mercato dove titoli come Valorant e Overwatch 2 hanno dimostrato che è possibile creare competitività accessibile, Marathon non ha colto pienamente questa lezione. Il risultato? Una community più ristretta rispetto al potenziale, soprattutto tra i giocatori casual.
PlayStation 5 assente dal podio: il vero problema
Quello che colpisce davvero è la distribuzione delle vendite tra le piattaforme. PlayStation 5 non è stato il principale beneficiario del lancio di Marathon, un dato che dovrebbe suonare come un campanello d’allarme sia per Bungie che per Sony Interactive Entertainment.
Il PC ha primeggiato nettamente, con la versione Steam e gli store alternativi che hanno portato a casa la fetta maggiore dell’utenza. Non è la prima volta che succede negli ultimi anni: il trend è chiaro e inesorabile. I giocatori competitivi e hardcore preferiscono il controllo, la fluidità e le opzioni di personalizzazione che il PC offre. Su PlayStation 5, nonostante il controller DualSense con i suoi trigger adattivi, Marathon non ha saputo creare quella sensazione di “esclusiva imprescindibile” che avrebbe dovuto.
Per Sony, questo rappresenta un campanello d’allarme importante. La strategia di investire pesantemente in giochi multiplayer competitivi per consolidare la posizione di PS5 sta mostrando crepe significative. I giocatori su console vogliono esperienze diverse: single-player riccamente narrate, avventure open-world, giochi che sfruttino veramente l’hardware specifico della piattaforma. Marathon, per quanto interessante, non ha offerto nulla di questa portata su PS5.
Cosa significa per il futuro di Marathon e di Bungie
Il 2026 è un anno cruciale per Bungie. I prossimi mesi determineranno se Marathon potrà diventare un progetto a lungo termine o se rimarrà una esperienza interessante ma secondaria nel panorama dei giochi multiplayer. Le possibilità sono fondamentalmente due.
La prima ipotesi è quella di un significativo pivoting: Bungie potrebbe decidere di ricalibrar completamente l’esperienza iniziale, rendendo il gioco molto più accessible ai nuovi giocatori mentre mantiene la profondità strategica per i veterani. Molti titoli multiplayer moderni hanno capito come fare questo (si pensi a League of Legends con i suoi tutorial migliorati negli ultimi anni). È difficile ma non impossibile.
La seconda opzione è accettare che Marathon sia un gioco di nicchia con una community dedicata. Non tutti i progetti devono scalare a milioni di utenti contemporanei. Potrebbe diventare un “cult hit” rispettabile, con una base di player fedeli e profittevole nel lungo termine. Bungie ha la creatività e le risorse per fare funzionare entrambi gli scenari, ma deve scegliere con consapevolezza.
Quello che è certo è che il modello di esclusiva PlayStation per i giochi multiplayer competitivi sembra non funzionare più. Sony potrebbe imparare dalla situazione di Marathon e riconsiderare la propria strategia di acquisizioni e finanziamenti nel genere.
Il quadro generale: cosa sta cambiando nel gaming nel 2026
Marathon non è solo una storia singola, ma rappresenta un sintomo più ampio del mercato gaming attuale. Il PC sta consolidando la propria posizione come piattaforma principale per i giochi multiplayer competitivi. Le console, nel frattempo, si stanno posizionando sempre più come piattaforme per esperienze single-player premium e giochi più casual e accessibili.
Questo shift non è negativo in sé, anzi: significa che stiamo assistendo a una specializzazione interessante del mercato. Ma rappresenta anche una sfida per i publisher che investono pesantemente in esclusive console per generi tradizionalmente “vivi” su PC. Marathon è solo il primo di molti titoli che avrà questo problema nel prossimo futuro.
Se Bungie e Sony riusciranno a imparare da questa esperienza e ad adattarsi, Marathon potrebbe ancora diventare qualcosa di significativo. Se no, rimarrà un’interessante nota a margine nella storia dei giochi multiplayer degli anni ’20.
Fonte: Everyeye.it