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Photoshop 2026: l’IA on-device ha un costo (alto)

Matteo Baitelli · 21 Maggio 2026 · 6 min di lettura
Photoshop 2026: l'IA on-device ha un costo (alto)
Immagine: 9to5Mac

Nel panorama tech del 2026, l’intelligenza artificiale non è più una promessa futuristica, ma una realtà palpabile che sta ridefinendo ogni settore. Le applicazioni creative, in particolare, stanno vivendo una vera e propria rivoluzione. Ed è in questo contesto che Adobe, un gigante che da decenni detta le regole del gioco, ha appena rilasciato la versione 27.7 di Photoshop. Un aggiornamento che, a mio parere, è significativo e al tempo stesso controverso, perché porta l’IA direttamente sul nostro hardware, ma con un prezzo non indifferente.

Photoshop 2026: l'IA on-device ha un costo (alto)
Crediti immagine: 9to5Mac

Il fulcro di questo update è l’introduzione di un modello di intelligenza artificiale eseguito direttamente sul dispositivo per lo strumento ‘Rimuovi’. Un’innovazione che, sulla carta, suona come musica per le orecchie di chiunque lavori con le immagini. Immaginate la velocità, la precisione e la privacy di un’IA che non deve fare la spola con i server cloud, ma elabora tutto in locale. Sembra il passo logico per un software professionale come Photoshop, dove ogni millisecondo conta e la sicurezza dei dati è fondamentale. Eppure, come spesso accade con le tecnologie all’avanguardia, c’è un rovescio della medaglia che non posso fare a meno di sottolineare.

La promessa dell’IA on-device nel 2026

L’idea di avere l’intelligenza artificiale che opera direttamente sul nostro computer, senza bisogno di una connessione internet costante o di dipendere da servizi cloud esterni, è un sogno che il settore tech insegue da anni. Nel 2026, con i chip sempre più potenti integrati nei nostri desktop e laptop, questa visione sta finalmente prendendo forma. Per un’applicazione come Photoshop, le implicazioni sono enormi. Pensate alla velocità: elaborare immagini complesse con algoritmi AI richiede una potenza di calcolo considerevole. Se questa potenza è a portata di mano, sul vostro stesso dispositivo, i tempi di attesa si riducono drasticamente. La fluidità del flusso di lavoro ne trae un beneficio inestimabile. Non più attese per l’upload o il download di file pesanti, non più interruzioni a causa di una connessione instabile. Tutto avviene in tempo reale, o quasi.

Un altro aspetto cruciale è la privacy. Lavorare con immagini sensibili, bozze non ancora pubbliche o progetti confidenziali è la norma per molti professionisti. Inviare questi dati a un server esterno, per quanto sicuro possa essere, comporta sempre un rischio intrinseco. L’IA on-device elimina questa preoccupazione, mantenendo tutti i dati e le elaborazioni all’interno del proprio ambiente controllato. È un vantaggio competitivo non da poco, soprattutto in settori dove la riservatezza è tutto. Inoltre, la possibilità di utilizzare strumenti AI avanzati anche offline è un game changer per chi lavora in mobilità o in ambienti con connettività limitata. L’integrazione del modello AI per lo strumento ‘Rimuovi’ in Photoshop 27.7 è un esempio lampante di come l’IA locale possa migliorare l’efficienza e l’autonomia degli utenti, offrendo un controllo senza precedenti sulle modifiche e sui dati. Adobe Sensei, la piattaforma AI dell’azienda, sta chiaramente spingendo in questa direzione, cercando di bilanciare innovazione e prestazioni.

La dura realtà: un’IA per pochi eletti

La medaglia, però, ha sempre due facce. E la realtà dell’IA on-device in Photoshop 27.7 è che non è per tutti. Adobe ha specificato che questo modello AI locale per lo strumento ‘Rimuovi’ arriva con requisiti hardware piuttosto esigenti. Questo è il punto dolente, il ‘catch’ che rende l’aggiornamento agrodolce. Mentre la tecnologia avanza a passi da gigante, la disponibilità di tale tecnologia è spesso limitata a chi possiede l’hardware più recente e performante. Questo crea una sorta di divario digitale all’interno della stessa base utenti di Photoshop.

Molti professionisti, freelance o piccole agenzie in Italia e nel mondo, operano ancora con macchine che, pur essendo perfettamente capaci per la maggior parte dei carichi di lavoro, potrebbero non soddisfare i requisiti minimi per l’IA on-device. Questo significa che, mentre alcuni potranno godere dei benefici di un’elaborazione più rapida e privata, altri saranno costretti a continuare a usare la versione cloud dello strumento ‘Rimuovi’, o, peggio, a sentirsi tagliati fuori dall’innovazione. È una situazione che mi fa riflettere: è giusto che l’accesso a strumenti così potenti sia vincolato a un costante aggiornamento hardware, che comporta costi significativi?

La spinta verso l’AI on-device è comprensibile dal punto di vista tecnologico, ma ha un impatto diretto sulle tasche degli utenti. Per poter sfruttare appieno le nuove funzionalità AI, molti saranno incentivati, se non costretti, a investire in nuovi processori, schede grafiche e RAM. Questo non solo aumenta la spesa per i professionisti, ma solleva anche interrogativi sull’obsolescenza programmata e sull’impatto ambientale di un ciclo di upgrade sempre più accelerato. È una tendenza che vediamo in molti settori, dai smartphone ai laptop, dove le nuove funzionalità AI diventano un motore per la vendita di nuovo hardware. E in un mercato come quello italiano, dove le risorse non sono sempre illimitate, questa pressione si fa sentire ancora di più.

Personalmente, trovo che sia un peccato che un’innovazione così promettente sia accompagnata da un ostacolo così tangibile. Adobe, con la sua posizione dominante nel settore, ha il potere di influenzare il mercato. Da un lato, sta spingendo l’asticella dell’innovazione, dall’altro, sta potenzialmente escludendo una fetta della sua utenza. La sfida, per me, è trovare un equilibrio tra l’implementazione di tecnologie all’avanguardia e la garanzia di un accesso equo per tutti i suoi abbonati. Non tutti possono permettersi di rincorrere l’ultimo grido in termini di hardware.

Questo aggiornamento di Photoshop 27.7, quindi, è un chiaro indicatore di dove stiamo andando nel 2026: l’IA diventerà sempre più integrata e performante, ma i requisiti per accedervi saranno sempre più stringenti. Per i professionisti italiani, questo significa una cosa sola: prepararsi a investire in macchine più potenti o accettare di non poter sfruttare appieno tutte le ultime innovazioni. La scelta, alla fine, ricade sull’utente, ma il costo dell’innovazione, in questo caso, mi sembra fin troppo salato.

Ripreso da: 9to5Mac