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Smart glasses 2026: il dilemma dei ristoranti

Carlo Coppola · 31 Agosto 2026 · 6 min di lettura
Smart glasses 2026: il dilemma dei ristoranti
Immagine: SmartWorld.it

Jeremy King, ristoratore londinese, ha vietato gli smart glasses nei suoi locali. La catena Wetherspoon, con oltre 800 pub sparsi nel Regno Unito, ne proibisce l’uso per riprendere clienti e personale. Soho House si riserva il diritto di chiedere agli ospiti di toglierli. Non è una reazione istintiva: è il segnale che, nel 2026, la convivialità a tavola e la presenza capillare di telecamere indossabili hanno iniziato a collidere in maniera concreta. Gli smart glasses con intelligenza artificiale, come i Ray-Ban Meta, hanno raggiunto un grado di invisibilità tecnologica tale da creare problemi di privacy difficili da risolvere con i vecchi strumenti.

Smart glasses 2026: il dilemma dei ristoranti
Crediti immagine: SmartWorld.it

La privacy scomoda: cosa succede al ristorante

Il problema non è nuovo, ma è mutato di forma. Nel 2021 il Garante per la protezione dei dati personali italiano aveva interrogato Facebook — oggi Meta — sulle garanzie per chi poteva essere ripreso attraverso i Ray-Ban Stories. Cinque anni dopo, gli interrogativi sono rimasti aperti mentre gli occhiali hanno imparato a fare molte più cose: traduzioni in tempo reale, identificazione di piatti, accesso a informazioni senza consultare il telefono.

Ray-Ban Meta segnala l’attivazione della telecamera con un LED sulla montatura, una misura che sembrava risolutiva sulla carta. In pratica esiste una differenza sostanziale tra sapere di poter essere visti e sapere di poter essere registrati. Un ristorante è uno di quei luoghi sospesi tra spazio pubblico e intimità: l’idea che le nostre facce o le nostre conversazioni possano finire in un video senza che ce ne accorgiamo è comprensibilmente scomoda. E il LED non risolve il punto di fondo: quando chiunque indossa potenzialmente una telecamera, come distingui chi sta registrando da chi no?

Dal food porn al video in tempo reale: il paradosso della documentazione

C’è un secondo livello della questione, più sottile e sociologico. Il semiologo Gianfranco Marrone aveva già colto il paradosso del food porn: fotografare un piatto non è più solo un ricordo, è diventato parte dell’esperienza gastronomica stessa. Come ha scritto, «si mangia per scattare, si scatta per condividere, si condivide per vantare uno scampolo d’identità personale». Oggi molte persone scelgono cosa ordinare perché lo hanno già visto fotografato online, non perché gli va di mangiarlo.

Lo chef milanese Diego Rossi del ristorante Trippa ha colto la contraddizione e ha risposto in modo provocatorio: ha tolto dal menu il vitello tonnato e le tagliatelle al burro, due piatti diventati così famosi e fotografati incessantemente che i clienti arrivavano già sapendo cosa ordinare. Gli smart glasses si inseriscono precisamente in questo contesto e lo spingono un passo più in là: con loro, vedere e fotografare possono quasi coincidere. Non c’è più il gesto deliberato di tirare fuori il telefono, inquadrare, scattare. Il confine tra esperienza e documentazione dell’esperienza diventa ancora più sfumato, quasi invisibile.

Sarebbe però sbagliato liquidare gli occhiali intelligenti come il nuovo nemico della convivialità. Hanno usi genuinamente utili: tradurre in tempo reale un menu in lingua straniera, aiutare a identificare un ingrediente sconosciuto, fornire informazioni nutrizionali senza consultare continuamente il telefono. Tom Kerridge, chef britannico di rilievo, ha sottolineato anche le possibilità in cucina: una preparazione ripresa dagli occhi del cuoco permette di osservare gesti, cotture e impiattamento da una prospettiva completamente nuova, quasi impossibile da catturare con una telecamera tradizionale.

Regole ancora assenti: come farà l’Italia nel 2026?

Il problema non è la tecnologia in sé, ma il fatto che, nel 2026, le regole sociali non hanno ancora tenuto il passo con l’innovazione tecnica. Nel Regno Unito le restrizioni si sono estese ai teatri, ai cinema e ai tribunali di Inghilterra e Galles, con l’Information Commissioner’s Office che monitora le implicazioni sulla privacy: una sorta di risposta emergenziale, ma priva di una strategia coerente. In Italia, il Garante della privacy rimane la voce più autorevole sul tema, eppure mancano ancora linee guida esplicite per ristoranti, hotel, spazi pubblici.

La vera domanda è: come si può regolamentare qualcosa che assomiglia a un paio di occhiali normali? Non puoi chiedere a qualcuno di «mettere via» una tecnologia che indossa sul naso, come faresti con un telefono. Nei prossimi 6-12 mesi si dovrebbe assistere a una spinta europea verso nuove normative specifiche per i dispositivi indossabili con fotocamera, in linea con l’AI Act europeo. L’Italia avrà l’occasione di anticipare il dibattito, trasformando il divieto in una regolamentazione: non vietare tout court gli smart glasses a tavola, ma stabilire regole chiare sulla registrazione, sul consenso esplicito, sulla conservazione dei dati. Questo riporterebbe il focus dal gadget tecnologico alla vera questione: il diritto di sapere quando e come le nostre immagini vengono catturate.

Domande frequenti

Cosa sono gli smart glasses e come registrano?

Gli smart glasses come Ray-Ban Meta sono occhiali dotati di telecamera, batteria e processore AI integrato. La telecamera è attivata manualmente e segnalata da un LED, ma rimane invisibile a chi è nelle vicinanze. Possono registrare video e audio in tempo reale, oltre a fornire traduzioni live e identificazione di oggetti.

Sono legali in Italia?

Sì, gli smart glasses sono legali per uso personale, ma la registrazione di altre persone è soggetta alla legge sulla privacy. Nel 2021 il Garante italiano ha chiesto chiarimenti a Meta sulle garanzie. Al momento non esistono divieti espliciti, ma ristoranti e locali possono vietarli per proteggere la privacy di clienti e personale.

Come faccio a sapere se qualcuno mi sta registrando?

Il LED sulla montatura segnala quando la telecamera è attiva, ma non garantisce che tu lo noti in un ambiente pubblico affollato. Per questo ristoranti come Wetherspoon e Jeremy King li hanno vietati: il rischio che le tue immagini vengano catturate senza consenso rimane significativo e difficile da verificare.

Via: SmartWorld.it