CD Projekt Red: il lungo cammino verso il riscatto
Ammettere pubblicamente che una parte consistente della community ha perso fiducia in te non è facile. Eppure è esattamente quello che ha fatto Adam Badowski, co-CEO di CD Projekt Red, parlando del disastro di Cyberpunk 2077. E devo dire: questa onestà inizia a spaccare il ghiaccio.

Quando Cyberpunk 2077 è arrivato nel 2020, il settore si è fermato a guardare. Non per ammirazione, ma per shock. Gli sviluppatori di The Witcher 3 avevano promesso il futuro del gaming open-world. Quello che i giocatori hanno trovato, invece, era un’esperienza frammentaria, piena di bug, con prestazioni imbarazzanti soprattutto su console. La delusione è stata enorme, e la community lo ha fatto sapere. Con ragione.
Quello che emerge dalla dichiarazione di Badowski è qualcosa di raro nell’industria: la consapevolezza che il danno reputazionale non si ripara con un comunicato stampa o un update. Si ripara con il tempo, con azioni concrete, e soprattutto con l’umiltà di riconoscere che sì, hai sbagliato. Davvero sbagliato. E che la fiducia dei fan, una volta perduta, è la cosa più difficile da recuperare.
Il team di CD Projekt Red ha passato gli ultimi anni a lavorare su patch, miglioramenti e contenuti per Cyberpunk 2077. L’expansion Phantom Liberty ha rappresentato un tentativo significativo di riportare il gioco a quello che avrebbe dovuto essere al lancio. Ma qui arriviamo al punto cruciale: è sufficiente? Per alcuni sì, per altri no. E la compagnia lo sa. Badowski parla esplicitamente di un “arco di redenzione” ancora incompleto, e non è una frase buttata lì a caso. È il riconoscimento che la strada è ancora lunga.
Quello che mi colpisce è che, mentre molti studi preferirebbero semplicemente passare oltre e concentrarsi sul prossimo progetto, CD Projekt Red continua a investire energie in Cyberpunk 2077. Magari per opportunismo commerciale, magari per vera volontà di riparare l’errore. Probabilmente un po’ di entrambe le cose. Ma il risultato è che il gioco oggi è effettivamente migliore, e su PC è diventato addirittura una esperienza solida.
Ora la domanda legittima è: cosa succede quando The Witcher 4 arriverà sul mercato? Arriverà con un bagaglio di aspettative diverse, con una community che ha imparato a essere scettica. CD Projekt Red dovrà dimostrare di aver capito veramente la lezione, non solo di averla recitata. I fan guarderanno da vicino ogni trailer, ogni promessa, ogni deadline. E faranno bene.
In Italia, dove il rapporto tra giocatori e grandi publisher è spesso caratterizzato da delusione – dalla corrente generazione di console ai numerosissimi live service falliti – la storia di CD Projekt Red assume un significato particolare. I nostri giocatori sono stanchi di false promesse. Se c’è uno studio che potrebbe dimostrare che il riscatto nel gaming è ancora possibile, forse è proprio quello polacco. Ma devono sudarselo, davvero.
La domanda che mi pongo, sinceramente, è se questa lezione servirà a qualcosa nel resto dell’industria, o se continueremo a vedere lanci disastrosi, promesse non mantenute e studi che preferiscono il silenzio all’ammissione di errore. Sospetto che conosceremo presto la risposta.
Fonte: Eurogamer