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Deepfake di Mentana, il Garante Privacy dice no

Fulvio Barbato · 09 Agosto 2026 · 7 min di lettura
Deepfake di Mentana, il Garante Privacy dice no
Immagine: Macitynet.it

Il video non era nemmeno particolarmente sofisticato, eppure ha sollevato una questione che tocca il cuore di come usiamo l’intelligenza artificiale nel 2026. Enrico Mentana, volto storico del telegiornale di La7, si è ritrovato suo malgrado protagonista di una deepfake trasmessa su Striscia la Notizia. L’intento era satirico, il risultato è stato una rampogna ufficiale da parte del Garante della Privacy italiano. Una storia che racconta molto più di quanto sembri sulla strada accidentata tra innovazione tecnologica e protezione dei diritti personali.

Deepfake di Mentana, il Garante Privacy dice no
Crediti immagine: Macitynet.it

Quando la satira diventa violazione di diritti

Il Garante della Privacy ha ritenuto che l’uso di tecnologie di sintesi vocale e video, anche in un contesto chiaramente ironico, costituisce una violazione della privacy se il pubblico non può riconoscere immediatamente che si tratta di un’imitazione artificiale. È un punto di vista rigoroso, forse eccessivo per chi ricorda i tempi delle imitazioni televisive tradizionali, ma la legge sulla protezione dei dati personali non fa distinzioni tra satira d’antan e satira sintetica. Quello che conta, agli occhi dell’autorità, è il principio: la tua immagine, la tua voce, il tuo volto sono dati personali, e usarli senza consenso esplicito rimane un’infrazione, indipendentemente dalla finalità comica o critica.

La questione sollevata dal Garante della Privacy rappresenta un crocevia importante per la società italiana. Da una parte c’è una tradizione consolidata di satira televisiva, dove attori imitavano politici e personaggi pubblici; dall’altra c’è una nuova realtà tecnologica dove l’imitazione è sempre più convincente, sempre più difficile da smascherare a colpo d’occhio. Striscia la Notizia ha fatto ciò che ha fatto decine di volte nella sua storia: prendere in giro qualcuno attraverso l’intrattenimento. La differenza è che questa volta lo ha fatto con una deepfake riconoscibile come tale dai lettori consapevoli, ma potenzialmente fuorviante per lo spettatore casuale.

Il messaggio del Garante è quindi lapidario: senza un disclaimer chiaro e visibile, senza una comunicazione esplicita che avverta il pubblico sulla natura artificiale del contenuto, il confine tra satira protetta e violazione di privacy si assottiglia fino a scomparire. Non è una posizione irragionevole, considerando che la tecnologia di sintesi oggi disponibile può ingannare anche occhi esperti.

Il contesto italiano tra libertà creativa e protezione dati

In Italia la questione è particolarmente sensibile perché il dibattito sulla privacy ha sempre oscillato tra la protezione dei diritti individuali e la libertà di espressione, due principi che raramente camminano mano nella mano senza attriti. Il Garante della Privacy italiano ha dimostrato negli ultimi anni di voler applicare la normativa europea con coerenza, indipendentemente dal fatto che il contenuto fosse satirico, informativo o puramente ludico. Questa fermezza ha il merito della trasparenza, ma rischia anche di irrigidire la creatività.

Pensiamo al contesto più ampio. Nel 2026 i creator di contenuti, dai piccoli YouTuber ai grandi network televisivi, navigano in un ecosistema dove l’intelligenza artificiale generativa è sempre più accessibile. Chiunque ha a disposizione strumenti capaci di sintetizzare voce e volto con risultati impressionanti. La decisione del Garante della Privacy sulla deepfake di Enrico Mentana non è quindi una semplice presa di posizione su un singolo video, ma un segnale alle piattaforme e ai produttori di contenuti: attenzione a come usate questi strumenti, perché il confine legale è stretto e la responsabilità è vostra.

Per capire il valore di questa rampogna ufficiale, occorre ricordare che il Garante non ha comminato una multa, almeno non pubblicamente, ma ha lanciato un avvertimento. È il metodo italiano di esprimere disapprovazione: non distruggi il colpevole, lo ammonisci affinché la prossima volta stia attento. Striscia la Notizia dovrà probabilmente adattare i propri contenuti, inserendo avvisi chiari quando utilizza deepfake, anche in ambito satirico. Non è una censura, è una richiesta di trasparenza verso chi guarda.

La strada verso una regolamentazione intelligente

Cosa insegna questa vicenda per il futuro della deepfake e dell’IA generativa in Italia? Innanzitutto, che il vuoto normativo non esiste più. Il Garante della Privacy ha interpretato la normativa vigente in modo da coprire anche l’uso sintetico dei dati personali, senza attendere una legge ad hoc. È una scelta legittima, anche se genera una certa incertezza per chi produce contenuti.

La prospettiva più interessante è quella di uno standard condiviso. Se il Garante della Privacy italiano stabilisce che ogni deepfake deve essere dichiarato come tale, altri paesi europei potrebbero seguire lo stesso percorso. Già la direttiva europea sull’audiovisivo si muove in questa direzione, richiedendo trasparenza sui contenuti sintetici. Entro la fine del decennio, potremmo avere regole comuni su come comunicare al pubblico quando sta guardando una ricostruzione artificiale.

Il caso di Enrico Mentana è quindi una tappa nella lunga marcia verso una regolamentazione dell’IA generativa che bilanciasse creatività e protezione. Non sarà l’ultima volta che sentiremo parlare di deepfake in ambito legale; anzi, con il miglioramento degli strumenti, il numero di contenuti sintetici crescerà esponenzialmente. Chi produce contenuti oggi ha l’opportunità di capire le regole del gioco prima che diventino vincoli assoluti, piuttosto che scoprirlo dopo con una multa consistente.

La domanda che dovremmo porci, però, è più profonda: in un mondo dove la tecnologia consente di creare contenuti visivamente indistinguibili dalla realtà, come facciamo a mantenere l’integrità dell’informazione senza soffocare l’innovazione creativa? Il Garante della Privacy ha dato una risposta parziale, ma la soluzione completa richiede uno sforzo collettivo di educazione, trasparenza e responsabilità da parte di tutti gli attori della catena, dai produttori ai piattaforme ai fruitori finali.

Domande frequenti

Il Garante della Privacy ha multato Striscia la Notizia per la deepfake di Enrico Mentana?

No, il Garante ha emesso un avvertimento ufficiale sul violazione della privacy, non una multa documentata pubblicamente. L’ammonimento invita il programma a dichiarare esplicitamente quando utilizza contenuti sintetici, anche in ambito satirico, affinché il pubblico possa riconoscerli come tali.

Usare deepfake per satira è illegale in Italia nel 2026?

Non è illegale in assoluto, ma è soggetto alle norme sulla protezione dei dati personali. Se il contenuto sintetico non è chiaramente identificabile come artificiale dal pubblico, viola il diritto alla privacy della persona raffigurata. Disclaimer visibili e trasparenza sono le soluzioni consigliate.

Quali regole devono rispettare i creator che usano deepfake oggi?

Secondo l’interpretazione del Garante della Privacy italiano, è necessario comunicare in modo esplicito e visibile che il contenuto è sintetico. Non basta una nota nei commenti o nei crediti: deve essere evidente allo spettatore nel momento in cui guarda il video che si tratta di una ricostruzione artificiale.

Articolo originale su: Macitynet.it