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DOOM Rivelazioni: il prezzo del crunch a id Software

Cosimo Caputo · 02 Settembre 2026 · 5 min di lettura
DOOM Rivelazioni: il prezzo del crunch a id Software
Immagine: Everyeye.it

Il successo critico non è un alibi. Quando un DLC viene lodato dalla stampa e dai giocatori, la tentazione narrativa del vendor è quella di trasformare l’entusiasmo in una storia di sacrifici eroici. Ma il sacrificio, se è strutturale, non è eroismo: è sfruttamento. È su questo punto che si incrina la narrazione che circola attorno a Rivelazioni, il DLC di DOOM The Dark Ages sviluppato da id Software: secondo quanto riportato da un ex dipendente dello studio, Andrew Willis, il team avrebbe lavorato a ritmi estenuanti per portare il contenuto sul mercato. Una confessione che, nel 2026, dovrebbe farci tutti rabbrividire.

DOOM Rivelazioni: il prezzo del crunch a id Software
Crediti immagine: Everyeye.it

Non è la prima volta che il tema del crunch emerge nell’industria dei videogiochi. Lo è, però, la prima volta che lo fa su un titolo della saga DOOM, una serie che storicamente ha rappresentato un faro di innovazione tecnica e di cultura interna. id Software ha scritto pagine fondamentali dello sviluppo videoludico: il motore grafico di DOOM, il concetto di level design in tempo reale, l’open source del codice. Se anche qui il crunch è diventato la norma, il problema non è locale. È sistemico.

Andrew Willis e la confessione che non torna

Andrew Willis, ex membro del team di id Software, ha reso pubblico che la produzione di Rivelazioni è stata caratterizzata da ritmi di lavoro estremi. Non si tratta di un’opinione vagamente allarmistica: è una testimonianza diretta di chi ha vissuto quel contesto. Il DLC, va detto, è stato accolto positivamente sia dalla critica sia dalla community dei videogiocatori. E qui sta il paradosso che più dovrebbe inquietare: il prodotto finale è riuscito, ma il costo umano per arrivarci è stato altissimo.

Il crunch, per chi non fosse familiare con il termine, indica quella pratica diffusa nell’industria dei videogiochi in cui i lavoratori sono chiamati a turni prolungati, spesso di 60-80 ore settimanali, nei periodi pre-release. Non è una novità: il ciclo di sviluppo di un videogioco è storicamente costruito su picchi di sovraccarico. Ma quando il crunch cessa di essere l’eccezione e diventa la regola, il risultato è un turnover altissimo, burnout, e una qualità del lavoro che a lungo termine ne risente.

La domanda che mi pongo è semplice: quanto è sostenibile un modello in cui il successo commerciale si costruisce sulla sofferenza di chi produce? E più ancora: quanto a lungo un’azienda può permettersi di bruciare i propri talenti per mantenere un ritmo di release che il mercato impone?

Il segnale per chi gioca in Italia

Per il giocatore italiano, la notizia ha una ricaduta concreta che va oltre la morale del lavoro. Il crunch cronico produce due effetti misurabili: da un lato, un aumento del turnover che frammenta la conoscenza interna e riduce la coerenza creativa; dall’altro, una pressione sul pricing e sul modello di contenuto post-lancio che spinge le aziende a rilasciare DLC con cadenza sempre più serrata. In pratica, il consumatore finisce per pagare un prezzo — economico e qualitativo — che non vede, ma che il team di sviluppo paga in carne.

Ecco perché la testimonianza di Willis non è un aneddoto da forum. È un dato di fatto che dovrebbe pesare nella scelta d’acquisto di ogni giocatore, anche in Italia, dove la community DOOM è tra le più attive e fedeli d’Europa. Il fatto che Rivelazioni sia piaciuto non cancella il modo in cui è stato prodotto. Anzi, lo rende più problematico: significa che il mercato premia il risultato senza interrogarsi sul processo.

Alcuni segnali che indicano un team in crunch cronico, utili per chi legge queste notizie con occhio critico:

Se questi segnali si sovrappongono, il dubbio è legittimo. E in un’industria in cui il giocatore è anche, sempre più, un investitore del proprio tempo e del proprio denaro, quel dubbio non è un lusso. È un diritto.

Per chi in Italia acquisterà i prossimi contenuti di DOOM The Dark Ages o di altre serie AAA: la prossima volta che un comunicato stampa celebra un DLC ‘acclamato dalla critica’, chiedetevi anche cosa c’è dietro quella parola. Il prezzo non è solo quello sullo scontrino.

Ripreso da: Everyeye.it