GoPro taglia il 23% dei dipendenti nel 2026
GoPro si prepara a una ristrutturazione drastica. La leggendaria azienda di action camera ha annunciato il licenziamento di 145 dipendenti, ovvero il 23% della sua forza lavoro globale, entro la fine del 2026. Una mossa che riflette le difficoltà crescenti di un’azienda che un tempo dominava il mercato delle videocamere per sport estremi, ma che oggi si trova stretta tra la concorrenza spietata di player come DJI e Insta360, oltre che dai miglioramenti costanti delle fotocamere degli smartphone.

Secondo il documento ufficiale SEC Form 8-K presentato dall’azienda di San Mateo, il processo di ridimensionamento inizierà nel secondo trimestre del 2026. Con 631 dipendenti al termine del primo trimestre, GoPro stima che questa operazione le costerà tra gli 11,5 e i 15 milioni di dollari, considerando i pacchetti di licenziamento e i benefici sanitari. Non è la prima volta che l’azienda ricorre a questi tagli: già nella seconda metà del 2024 aveva ridotto il personale, segnale evidente di una strategia di consolidamento durata ormai da diversi anni.
Eppure, tra le righe di questa difficile decisione, GoPro sembra voler trasmettere un messaggio di speranza. L’azienda conta di ribaltare le proprie fortune proprio nel 2026, puntando tutto sul nuovo processore AI GP3, che dovrebbe segnare, secondo le loro dichiarazioni, “una nuova era di performance e innovazione”. Le prime fotocamere dotate di questa tecnologia arriveranno nei prossimi mesi.
Il crollo dei risultati finanziari e la lotta per la sopravvivenza
I numeri parlano chiaro: nel 2025, GoPro ha registrato un calo dei ricavi e addirittura una perdita netta di 9 milioni di dollari nel solo quarto trimestre. Questi dati rappresentano il fallimento di una strategia che negli ultimi anni non ha saputo rinnovarsi adeguatamente per fronteggiare i cambiamenti del mercato. L’azienda che una volta era sinonimo di action camera ha perso terreno sia presso gli appassionati di sport estremi che tra gli utenti mainstream.
La situazione è particolarmente critica perché il mercato delle action camera non è mai stato così competitivo. Mentre GoPro ha mantenuto la sua posizione nel segmento premium, ha lasciato spazi enormi ai competitor che offrono soluzioni più versatili, spesso integrate in droni o disponibili a prezzi più accessibili. DJI, in particolare, ha conquistato una fetta significativa con le sue Osmo Action, mentre Insta360 ha attirato creator e content maker con funzionalità innovative come la registrazione a 360 gradi.
Inoltre, non possiamo trascurare l’elefante nella stanza: gli smartphone moderni registrano video in qualità straordinaria. Per l’utente medio, la necessità di acquistare una action camera dedicata è diventata sempre meno evidente. GoPro lo sa bene e per questo motivo ha iniziato a diversificare il suo portfolio, ma evidentemente non abbastanza velocemente rispetto alle aspettative degli investitori.
Il GP3: ultima spiaggia o rilancio concreto?
L’introduzione del processore proprietario GP3 rappresenta un cambio di strategia significativo per GoPro. L’azienda ha deciso di puntare sull’intelligenza artificiale per differenziarsi dalla concorrenza e giustificare il premium dei prezzi che ha sempre praticato. Il nuovo chip dovrebbe offrire miglioramenti in varie aree: stabilizzazione video più sofisticata, migliore gestione automatica dell’esposizione in condizioni difficili, e feature legate all’AI come editing automatico e riconoscimento di scene.
Se da un lato questa è una mossa intelligente e necessaria, dall’altro arriva forse in ritardo. La concorrenza non sta certo ferma: DJI continua a innovare nei droni, mentre le case produttrici di smartphone investono miliardi in processori AI per le fotocamere. GoPro ha bisogno che il GP3 sia veramente rivoluzionario, non solo incrementale, per giustificare il rilancio del brand e convincere gli utenti che le sue fotocamere rimangono la scelta giusta.
I primi dispositivi dotati di questa tecnologia arriveranno nei prossimi mesi: sarà interessante vedere come il mercato risponderà e se riusciranno effettivamente a invertire il trend negativo degli ultimi anni. Il 2026 è veramente un anno cruciale per GoPro.
Cosa è cambiato dal dominio degli anni 2010
Per capire la gravità della situazione attuale, occorre ricordare che GoPro ha lanciato la prima action camera nei primi anni 2000 e ha goduto di un successo enorme durante il decennio successivo. Gli atleti estremi, i professionisti di YouTube e milioni di appassionati vedevano nella GoPro lo strumento definitivo per catturare avventure ad alta adrenalina. Il brand era sinonimo di qualità e affidabilità, al punto che “GoPro” è diventato quasi un nome generico per le action camera in certi contesti.
Oggi il panorama è radicalmente diverso. Il mercato si è frammentato, la tecnologia si è democratizzata e i consumatori hanno molte più opzioni. GoPro ha provato a expandere il proprio portfolio (webcam, droni, microfoni), ma queste diversificazioni non hanno ancora generato i risultati sperati. Nel frattempo, il core business delle action camera rimane pressato da competitor che offrono un rapporto qualità-prezzo migliore.
Le implicazioni per il mercato italiano
Anche il mercato italiano sente l’impatto di questo ridimensionamento. GoPro mantiene una presenza discreta nel nostro paese, con una community di utenti fedeli, soprattutto tra i content creator e gli sportivi. Tuttavia, i prezzi praticati in Italia sono rimasti piuttosto alti, rendendo i prodotti GoPro accessibili principalmente a chi ha un budget elevato.
Se il GP3 riuscisse veramente a offrire un valore aggiunto tangibile, potremmo vedere una ripresa di interesse anche tra i consumatori italiani. Diversamente, è probabile che continueremo a vedere erosione della base utenti a favore di alternative più convenienti o più versatili.
Sguardo al futuro: cosa aspettarsi dal 2026
Il 2026 sarà un anno di prova per GoPro. La ristrutturazione interna, pur dolorosa, è un segnale che l’azienda sta cercando di tornare a una gestione più snella e focalizzata. I tagli rappresentano un tentativo di ridurre i costi e aumentare la profittabilità, aspetto che gli investitori seguono con attenzione.
Parallelamente, il lancio del GP3 e dei nuovi modelli di fotocamere dovrà dimostare che GoPro non è finita. L’azienda ha le risorse, la reputazione storica e l’esperienza per tornare competitiva, ma deve muoversi velocemente. La finestra di opportunità nel settore tech si chiude in fretta, e i competitor non aspettano certo che GoPro recuperi.
Nel complesso, siamo di fronte a un classico caso di azienda consolidata che si trova costretta a reinventarsi in un mercato dinamico e crudele. Le prossime settimane e mesi saranno decisivi per capire se GoPro riuscirà davvero a tornare a essere una forza dominante nel settore, oppure se continuerà il suo lento declino. Una cosa è certa: il 2026 sarà fondamentale.
Fonte: Engadget