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Raspberry Pi 2026: rincari fino a $150

Daniele Messi · 01 Aprile 2026 · 6 min di lettura
Raspberry Pi 2026: rincari fino a $150
Immagine: The Verge

Chi sperava che i prezzi di Raspberry Pi tornassero alla normalità dovrà aspettare ancora. Nel 2026 la situazione si complica ulteriormente: il modello 16GB della Raspberry Pi 5 subisce un aumento di $100, praticamente quanto costava in origine. Un colpo al cuore per la comunità maker e gli appassionati di single-board computer, che negli ultimi anni hanno già dovuto fare i conti con rincari continui.

Dopo gli aumenti di dicembre 2024 e febbraio 2025, arriva il terzo round di rincari nel corso del 2026. La situazione è diventata quasi surreale: Raspberry Pi ha aumentato i prezzi su oltre una dozzina di modelli diversi, con incrementi che variano da $11,25 fino a $150. Non è solo il flagship a essere colpito. Praticamente tutta la gamma risente di questa pressione al rialzo, trasformando quello che era un computer davvero accessibile in un prodotto sempre più caro e difficile da giustificare economicamente.

Ma qual è la causa di questa spirale inflazionistica? E soprattutto, quanto durerà ancora? Cerchiamo di capire cosa sta accadendo nel mercato dei semiconduttori e quali sono le implicazioni per chi in Italia lavora con questi dispositivi.

La crisi della RAM non accenna a fermarsi

Il villain della storia è sempre lo stesso: la carenza di memoria RAM. Eben Upton, CEO di Raspberry Pi, ha confermato nel comunicato ufficiale che i rincari sono direttamente collegati alla persistente difficoltà nel reperire chip di memoria a prezzi sostenibili. Nel 2026, il mercato dei semiconduttori continua a soffrire di squilibri tra domanda e offerta, anche se la situazione non è più drammatica come nei picchi della pandemia.

La pressione sui costi della RAM colpisce particolarmente i modelli top di gamma. Il modello da 16GB è stato il più colpito, con un aumento che rappresenta praticamente una raddoppiatura rispetto al prezzo di lancio originale ($120). Ma anche le versioni da 8GB hanno subito aumenti significativi. Come segnalato da fonti del settore, la carenza di memoria LPDDR5 specificamente rimane uno dei fattori critici per tutta l’industria dei dispositivi compatti.

Quello che rende la situazione particolarmente frustrante è la sua imprevedibilità. Nessuno sa esattamente quando i prezzi della RAM torneranno a livelli “normali”. Nel frattempo, Raspberry Pi è costretta a trasferire questi costi ai consumatori finali, rischiando di perdere parte della sua attrattiva proprio per quella fascia di maker e hobbisti che aveva reso il brand così popolare.

Un messaggio di speranza (ma quanto credibile?)

Upton ha tenuto a sottolineare nel suo annuncio che questi aumenti non saranno permanenti. Quando le condizioni di mercato miglioreranno, ha promesso, Raspberry Pi invertirà la rotta e ridurrà i prezzi. È il genere di dichiarazione che vuole rassicurare la comunità, ma che inevitabilmente suona come una speranza più che come una certezza.

La tempistica è il grande interrogativo. Negli ultimi anni abbiamo imparato che le promesse di normalizzazione del mercato dei chip tendono ad essere continuamente rinviate. Nel 2024 gli analisti parlavano di stabilizzazione imminente. Nel 2025 lo scenario era ancora confuso. Ora siamo a metà 2026 e stiamo ancora affrontando rincari significativi. Quando realmente finirà questa fase? Nessuno ha una risposta definitiva.

Quello che è certo è che il danno di reputazione per Raspberry Pi continua ad accumularsi. Tre cicli di rincari in pochi mesi creano un’immagine di instabilità che non fa bene a un brand costruito sulla promessa di democratizzare la tecnologia. Molti maker si stanno già guardando intorno, considerando alternative come ODROID o altri competitor che potrebbero offrire un rapporto prezzo-prestazioni migliore in questo momento di turbolenza.

Quale impatto in Italia?

In Italia il mercato di Raspberry Pi è particolarmente vivace. Dal maker autodidatta che voleva imparare l’elettronica al piccolo imprenditore che utilizza questi device in progetti IoT, la comunità è ampia e variegata. I rincari in dollari si traducono facilmente in rincari in euro sui negozi italiani specializzati, con margini che spesso si aggiungono al costo di cambio.

Chi aveva progetti in corso rischia di trovarsi con un budget gravemente compromesso. Un hobbista che aveva pianificato di realizzare un cluster di Raspberry Pi per sperimentare con Kubernetes o Docker adesso dovrà ridimensionare i piani. Le scuole e gli istituti tecnici, che da anni utilizzano Raspberry Pi per insegnare programmazione e elettronica, potrebbero essere costretti a rivedere i loro programmi didattici per mancanza di budget.

La situazione rappresenta un punto di svolta importante per il settore. Se i prezzi rimarranno a questi livelli ancora a lungo, Raspberry Pi potrebbe perdere la sua posizione dominante nei segmenti entry-level e mid-range, proprio quelli dove era diventato sinonimo di accessibilità e innovazione a basso costo.

Guardando al futuro

Nel 2026, la speranza è che i fattori macro che stanno strozzando l’industria dei semiconduttori inizino effettivamente a rilassarsi. I nuovi fab (fabbriche di chip) stanno arrivando online, i colli di bottiglia dovrebbero gradualmente sciogliersi, ma niente è garantito. Geopolitica, situazione economica globale e decisioni strategiche delle grandi aziende produttrici di memoria continueranno a influenzare il mercato.

Nel frattempo, il consiglio per chi è interessato a Raspberry Pi è di valutare attentamente se il progetto che ha in mente vale davvero il prezzo attuale. Per alcuni progetti professionali potrebbe ancora convenire, ma per molti hobbisti potrebbe essere saggio aspettare o valutare alternative. Quando finalmente arriveranno i ribassi promessi da Upton, la sensazione è che ci sarà una corsa agli acquisti da parte di chi avrà rimandato i propri progetti.

Una cosa è certa: il 2026 resterà nella memoria come l’anno in cui Raspberry Pi ha dovuto fare i conti con i limiti dell’economia globale. La magia della democrazia tecnologica, in questo momento, è stata offuscata dalla grigia realtà delle supply chain globali in crisi.

Fonte: The Verge