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Raspberry Pi sempre più caro nel 2026

Carlo Coppola · 01 Aprile 2026 · 6 min di lettura
Raspberry Pi sempre più caro nel 2026
Immagine: Tom's Hardware Italia

La memoria RAM sta diventando un lusso sempre più costoso nel 2026, e nessun prodotto ne sta facendo le spese più di Raspberry Pi. L’amatissimo single-board computer, che ha democratizzato l’accesso all’informatica e al making negli ultimi 15 anni, sta affrontando una nuova ondata di rincari che sta frustando creatori, studenti e piccole imprese italiane che contano su questa piattaforma.

Non è una sorpresa, sinceramente. Chi lavora nel settore sa bene che il mercato della memoria è da tempo in tensione, ma quello che sta accadendo adesso è particolarmente significativo: gli aumenti sui modelli Raspberry Pi stanno toccando livelli inaspettati, rendendo ancora più complesso un ecosistema già messo alla prova.

Andiamo a scoprire cosa è realmente successo e, soprattutto, cosa significa per chi in Italia utilizza queste schede per progetti, startup e sperimentazioni tecniche.

La crisi della memoria RAM continua a peggiorare

La situazione del mercato della RAM nel 2026 è caratterizzata da una combinazione di fattori che stanno spingendo i prezzi verso l’alto in modo quasi incontrollato. Da un lato, la domanda globale rimane sostenuta dai data center, dall’intelligenza artificiale e dai server enterprise, che continuano ad assorbire quantità enormi di memoria. Dall’altro, l’offerta non riesce a stare al passo, creando uno squilibrio che inevitabilmente ricade sui consumatori e sui produttori di hardware economico.

Raspberry Pi, come molti altri produttori, si trova schiacciato nel mezzo. La fondazione britannica dietro il progetto non ha molta scelta: i costi di produzione aumentano, e di conseguenza anche i prezzi al dettaglio devono salire. Nel mercato italiano, gli aumenti sono ben visibili: i modelli base che un anno fa potevano costare intorno ai 35-40 euro sono ora proposti a 45-55 euro, con i modelli più potenti che toccano cifre ancora più importanti.

Questo non è solo un problema di qualche euro in più sul listino. Per una startup o un maker che progetta di costruire un prototipo con decine di Raspberry Pi, la differenza diventa rapidamente significativa. Per una scuola che vuole attrezzare un laboratorio, può significare acquistare meno unità del previsto.

Perché questo accade proprio adesso?

La questione è più complessa di quanto possa sembrare a una prima occhiata. L’industria dei semiconduttori sta affrontando sfide strutturali importanti nel 2026: i fab (gli impianti di produzione) rimangono congestionati, alcuni fornitori stanno consolidando la produzione, e la geopolitica globale continua a influenzare le catene di approvvigionamento.

Per quanto riguarda la RAM nello specifico, i prezzi sono rimasti relativamente stabili per qualche anno, ma il meccanismo di mercato sta ricominciando a tirare verso l’alto. I produttori di memoria (Samsung, SK Hynix, Micron) hanno meno incentivi a vendere a prezzi stracciati quando sanno che la domanda enterprise assorbirà tutta la loro produzione ad un prezzo più alto. Raspberry Pi, purtroppo, finisce nella categoria dei clienti “sacrificabili” dal punto di vista dei negoziatori commerciali.

Il timing è particolarmente sfortunato. Nel 2026 avremmo dovuto assistere a una stabilizzazione dei prezzi, ma invece il mercato sta mostrando i muscoli. La crisi energetica in Europa, i costi logistici ancora elevati e la competizione per i wafer tra i grandi player tech stanno mantenendo il dito sul grilletto dell’inflazione hardware.

L’impatto sui maker e sulle piccole imprese italiane

Se sei uno studente italiano che voleva costruire un progetto IoT economico, oppure un maker che stava pianificando una installazione di sensori distribuiti, questi aumenti arrivano proprio al momento sbagliato. Raspberry Pi rappresentava la porta d’accesso a progetti che altrimenti sarebbero stati troppo costosi: ora quella porta è un po’ meno accessibile.

Le alternative? Ci sono, ma ognuna ha i suoi compromessi. Schede come Banana Pi o Orange Pi offrono specifiche simili a volte per prezzi migliori, ma le community dietro questi progetti sono molto più piccole, e trovare risorse, tutorial e supporto in italiano diventa una sfida. Arduino, che occupa una fascia di mercato leggermente diversa, sta affrontando gli stessi problemi di costo.

Nel segmento commerciale, le piccole imprese tech italiane che costruivano soluzioni su Raspberry Pi stanno riconsiderando le loro architetture: spostare a soluzioni cloud, investire in processori più efficienti, oppure semplicemente aumentare i prezzi ai clienti finali. Nessuna di queste opzioni è ideale, e tutte rappresentano un danno economico.

Cosa aspettarsi nel resto del 2026?

È difficile fare previsioni in un mercato così volatile, ma gli analisti del settore non sono particolarmente ottimisti. Secondo le tendenze attuali, i prezzi della RAM potrebbero stabilizzarsi verso il tardo 2026 o all’inizio del 2027, ma non è scontato. Dipenderà da quanti nuovi fab entreranno in operazione, da come si evolveranà la situazione geopolitica, e da quanto la domanda AI continuerà a pressare il mercato.

Per Raspberry Pi, la soluzione più probabile sarà un adattamento graduale: la fondazione continuerà probabilmente a offrire modelli a diversi price point, cercando di mantenere almeno un’opzione di entry-level accessibile, anche se con specifiche ridotte. Potremmo vedere un maggiore push verso il Raspberry Pi Zero o varianti ultra-economiche, proprio per non abbandonare il segmento più sensibile al prezzo.

Nel frattempo, chiunque aveva in mente di acquistare Raspberry Pi per progetti futuri dovrebbe considerare di fare il salto adesso, prima che gli aumenti si consolidino ulteriormente. Non è il consiglio più piacevole, ma è realista.

La democratizzazione della tecnologia che Raspberry Pi ha propugnato negli ultimi anni sta affrontando una prova importante: riuscirà a rimanere accessibile anche in un contesto dove i costi delle materie prime continuano a salire? Nel 2026, questa non è più una domanda retorica, ma una vera sfida per il futuro di questa iconica piattaforma.

Fonte: Tom’s Hardware Italia