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Shokz rilancia gli auricolari aperti nel 2026

Fulvio Barbato · 04 Giugno 2026 · 5 min di lettura
Shokz rilancia gli auricolari aperti nel 2026
Immagine: The Verge

Chi ha mai provato a indossare auricolari tradizionali per un’intera giornata sa bene quella sensazione: il canale auricolare inizia a pizzicare dopo poche ore, la pressione si accumula, e alla fine li togli con una sorta di sollievo fisico. È come se l’orecchio fosse stato occupato da un piccolo invasore che, per quanto sofisticato, rimane pur sempre un corpo estraneo. Shokz ha deciso di affrontare il problema da un’angolazione completamente diversa, e il risultato è una linea di auricolari che gioca secondo regole diverse.

Shokz rilancia gli auricolari aperti nel 2026
Crediti immagine: The Verge

L’azienda ha presentato le nuove versioni del suo ecosistema OpenDots, proseguendo il percorso iniziato lo scorso anno con gli OpenDots One. Questa volta sono due i modelli che arrivano sul mercato: gli OpenDots 2 e gli OpenDots Air, entrambi costruiti sulla medesima filosofia di design che ha contraddistinto la generazione precedente. La caratteristica fondamentale rimane invariata: gli auricolari non si inseriscono dentro il condotto uditivo, ma si agganciano alla parte posteriore dell’orecchio, con i driver posizionati in modo da proiettare il suono verso i canali auricolari senza occluderli completamente.

È un approccio che ricorda, in qualche modo, come le culture mediterranee preferiscono lasciare le finestre aperte mentre ascoltano musica, piuttosto che isolarsi completamente dal mondo esterno. La consapevolezza ambientale rimane intatta: chi indossa questi auricolari continua a sentire il traffico, i suoni della strada, la voce di chi gli parla accanto. Niente di quella sensazione di isolamento sensoriale che caratterizza gli in-ear tradizionali, con il loro sigillo ermetico che trasforma l’ascolto in un’esperienza privata, quasi claustrofobica.

Gli OpenDots Air rappresentano il punto di ingresso della gamma. Disponibili in nero e in una nuance chiamata daybreak purple, questi auricolari puntano sulla semplicità e sull’accessibilità economica. Il prezzo in dollari è di 129,95 dollari, una cifra che li posiziona significativamente al di sotto della generazione precedente, rendendoli uno strumento potenzialmente interessante per chi vuole esplorare il segmento degli open earbuds senza un investimento particolarmente sostanzioso.

Il modello 2, invece, rappresenta l’evoluzione della linea originale, probabilmente con miglioramenti tecnici che Shokz ha incorporato dopo un anno di feedback dagli utenti. È il prodotto per chi non vuole scendere a compromessi e ha già apprezzato la filosofia alla base del design, cercando semplicemente una versione raffinata e potenziata.

Quello che colpisce, osservando questa strategia, è come Shokz stia cercando di democratizzare una categoria di prodotto che era rimasta abbastanza di nicchia. Gli auricolari aperti non sono una novità assoluta nel mercato, ma fino a qualche tempo fa erano considerati una curiosità, una soluzione per ascoltatori molto specifici o per chi praticava sport outdoor. Oggi, con questa doppia proposta di prezzo e prestazioni, l’azienda sta cercando di farli diventare una scelta mainstream, in grado di competere con i grandi nomi del settore.

La qualità audio degli OpenDots 2 è verosimilmente il vero punto di forza di questa generazione. Miglioramenti nella resa sonora e nella gestione delle frequenze possono fare la differenza tra un prodotto interessante dal punto di vista concettuale ma deludente all’ascolto, e un prodotto che funziona davvero. È un aspetto che gli utenti leggeranno nei test una volta che gli auricolari raggiungeranno il mercato. Non è sufficiente un design intelligente: serve anche che la musica suoni bene, che i bassi abbiano corpo, che le voci rimangono intelligibili anche quando gli auricolari non occludono completamente l’orecchio.

Il design più leggero è un’altra promessa interessante. Giorni interi di utilizzo significano che ogni grammo conta, letteralmente. Un auricolare più leggero è un auricolare che finisci per dimenticare di indossare, e dimenticare l’oggetto tecnologico è spesso il segnale che la tecnologia ha finalmente centrato il suo obiettivo: scomparire dalla consapevolezza dell’utente, lasciando soltanto il valore che fornisce.

Rimane aperta, tuttavia, una questione pratica. Chi ha provato auricolari aperti sa che il vantaggio della consapevolezza ambientale comporta anche un’inevitabile perdita di isolamento acustico. In un ufficio rumoroso o in una metropolitana affollata, questa caratteristica può trasformarsi da vantaggio a difetto. Shokz avrà dovuto calibrare con precisione il posizionamento dei driver per trovare il compromesso ideale tra apertura e qualità audio, e non è una sfida da sottovalutare. Il risultato finale dipenderà interamente da quanto bene hanno bilanciato questi fattori contrastanti.

Ripreso da: The Verge