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Starlink: addio acquisto, arriva l’affitto mensile

Matteo Baitelli · 10 Giugno 2026 · 4 min di lettura
Starlink: addio acquisto, arriva l'affitto mensile
Immagine: Ars Technica

Ho scorso le nuove pagine di configurazione di Starlink e ho dovuto rileggere due volte. Non è un errore di caricamento o un bug del sito. La vecchia modalità di acquisto unico dell’hardware è ufficialmente tramontata. Starlink sta cambiando radicalmente il suo modello di business, abbandonando la prassi di vendere il kit ai clienti con un pagamento una tantum per passare a una formula che somiglia molto di più a quella dei vecchi operatori via cavo.

Starlink: addio acquisto, arriva l'affitto mensile
Crediti immagine: Ars Technica

A me questa mossa non convince affatto. Vedere un costo iniziale per l’hardware pari a 0 dollari sembra, a prima vista, un’opportunità incredibile per chi vuole connettersi subito senza sborsare una cifra importante. Ma è una trappola psicologica classica. Quel costo non è sparito; è solo stato spostato nel tempo sotto forma di un canone mensile di 10 dollari per il kit. È la tipica strategia della subscription economy: ti abbasso la barriera d’ingresso per poi legarti a un costo fisso che non finisce mai.

Il nuovo schema di Starlink è molto chiaro, ma decisamente più oneroso se si guarda al lungo periodo. Oltre al canone mensile per il servizio, che ha già subito recentemente degli aumenti compresi tra i 5 e i 10 dollari, ora bisogna aggiungere questi 10 dollari costanti per la locazione dell’hardware. Parliamo del terminale per ricevere il segnale satellitare e del router da installare in casa. Tutto questo si somma a una struttura di prezzi che sta diventando sempre più articolata.

Se analizziamo le opzioni disponibili, vediamo che il piano base si scontra con costi che aumentano rapidamente. Ci sono soluzioni che prevedono un costo mensile di 55 dollari, altre che salgono a 90, fino a toccare i 140 dollari al mese per i piani più performanti. E proprio qui si inserisce la strategia per i piani più alti, come quello da 140 dollari, che include anche il servizio per i piani più costosi. Ma la vera nota interessante riguarda il piano da 140 dollari che, in realtà, è strutturato per coprire esigenze diverse, ma il punto è che la complessità sta crescendo.

C’è poi la questione dell’installazione. Per chi vuole una soluzione professionale, esiste l’opzione di un servizio di installazione che può costare molto, ma l’azienda propone anche un servizio di installazione professionale che può essere richiesto. Se si parla di costi aggiuntivi, bisogna considerare che per alcuni piani è possibile richiedere un’installazione professionale che può pesare sul budget iniziale. È un modo per spingere l’utente verso una gestione chiavi in mano, ma a un prezzo che non è certo trascurabile.

Un aspetto che trovo particolarmente interessante, e forse un po’ aggressivo, è la gestione del piano più alto. Per i piani che richiedono una copertura più ampia o prestazioni superiori, i costi possono salire drasticamente. Ma la cosa che attira l’attenzione è l’offerta legata all’installazione: è possibile richiedere un servizio di installazione professionale che può essere utile, ma che aggiunge un altro strato di spesa al setup iniziale. Questo si sposa con la logica del piano da 140 dollari, dove l’offerta è strutturata per chi non vuole preoccuparsi di nulla, ma il costo totale dell’ecosistema sta diventando pesante.

In definitiva, la strategia di Starlink sembra essere quella di trasformare un acquisto di hardware in un canone di servizio perpetuo. Se da un lato questo abbassa la barriera d’ingresso per chi non ha liquidità immediata, dall’altro crea un vincolo economico molto forte. Stiamo assistendo alla trasformazione di un prodotto tecnologico in un abbonamento puro, dove la proprietà dell’oggetto scompare a favore del semplice utilizzo. Per chi cerca stabilità nei costi, questa deriva verso l’affitto continuo potrebbe rivelarsi un boomerang molto costoso nel lungo periodo.

Ripreso da: Ars Technica