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Stop Killing Games: l’UE frenata, ma non è finita

Matteo Baitelli · 17 Giugno 2026 · 5 min di lettura
Stop Killing Games: l'UE frenata, ma non è finita
Immagine: Eurogamer

La doccia fredda è arrivata puntuale. Dopo l’audizione al Parlamento europeo sul tema della preservazione dei videogiochi online, la Commissione europea ha espresso il suo verdetto sulla campagna Stop Killing Games: non ci sarà sostegno legislativo immediato. A leggere i comunicati ufficiali, sembra quasi una sconfitta. Ma conosco abbastanza bene questo ecosistema per dirvi che la partita è tutt’altro che chiusa.

Stop Killing Games: l'UE frenata, ma non è finita
Crediti immagine: Eurogamer

Per chi non fosse al corrente, Stop Killing Games è il movimento che da anni batte i pugni sul tavolo per chiedere una legge europea che obblighi gli editori videoludici a preservare i giochi online anche quando i server vengono spenti. È un problema reale: decine di titoli scompaiono ogni anno dal catalogo disponibile, cancellati dalla Rete come se non fossero mai esistiti. Niente più accesso, niente più prove di quegli anni di sviluppo, di comunità, di storia culturale.

L’audizione parlamentare di qualche mese fa sembrava il momento buono. Gli eurodeputati si sono dimostrati sensibili al tema. Ma quando l’esecutivo comunitario ha calato le sue carte, ha praticamente detto: non tocchiamo i diritti di proprietà intellettuale dei publisher, troppo complicato, troppe implicazioni legali.

Perché la Commissione ha frenato

Dietro il no ufficiale c’è una logica che capisco, anche se non condivido completamente. La Commissione sostiene che imporre obblighi di preservazione colpirebbe duramente l’industria videoludica, specialmente gli studi indipendenti che non hanno le risorse per mantenere indefinitamente i server. È un argomento che ritorna sempre: se obblighiamo tutti, qualcuno soccombe.

A mio parere, però, è una lettura troppo semplicistica. Non si tratta di costringere nessuno a mantenere attivi per sempre i server di un gioco decennale. Si parla di alternative: la possibilità di rilasciare il codice sorgente, di aprire il multiplayer a server privati gestiti dalla comunità, di rilasciare versioni offline quando il gioco online muore. Sono soluzioni già sperimentate, non fantascienza.

La realtà è che la Commissione non vuole scontrarsi direttamente con i colossi dell’industria. Publishers come Activision, Electronic Arts e altri hanno lobby potentissime a Bruxelles. Affrontarli frontalmente, specialmente su un tema come la preservazione che non smuove l’opinione pubblica mainstream, non conviene politicamente.

Il movimento non si arrende: cosa accadrà nel 2026

Ma qui inizia la parte interessante, quella che i media mainstream stanno sottovalutando. Stop Killing Games non è uno di quei movimenti che esaurisce la sua energia dopo una bocciatura. Ha basi solide, una community agguerrita, e soprattutto ha individuato dei veri alleati dentro le istituzioni europee.

Ecco cosa mi aspetto accada nei prossimi mesi:

Detto franchemente, il verdetto della Commissione è deludente. Nessuno dei sostenitori di questa battaglia se l’aspettava diversamente, ma comunque fa male. Però guardarsi indietro a quello che è stato raggiunto finora—dal nulla a un’audizione parlamentare europea—mi dice che questo movimento ha il potenziale per vincere.

La domanda vera non è più se avremo tutele per la preservazione digitale, ma quando. E secondo me, entro la fine del 2026 o l’inizio del 2027, vedremo arrivare le prime mosse concrete da parte di almeno un’istituzione europea importante. Come scommetto che questo articolo tornerà utile quando gli eurodeputati riporteranno il tema in aula.

Articolo originale su: Eurogamer