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The Witcher 3: Nuova espansione nel 2027. Colpo di scena?

Matteo Baitelli · 27 Maggio 2026 · 8 min di lettura
The Witcher 3: Nuova espansione nel 2027. Colpo di scena?
Immagine: The Verge

Nel 2026, il mondo dei videogiochi è una corsa continua all’innovazione, ai nuovi motori grafici, all’ultima IP che promette di rivoluzionare tutto. Ma proprio quando pensiamo di aver visto ogni possibile mossa strategica, CD Projekt Red tira fuori dal cilindro qualcosa di inaspettato, un annuncio che, lo ammetto, mi ha lasciato a bocca aperta. Stiamo parlando di The Witcher 3: Wild Hunt, un titolo che ha segnato un’epoca, e che, a oltre un decennio dal suo lancio iniziale, si prepara a ricevere una terza, inedita espansione. Sì, avete capito bene: nel 2027, dodici anni dopo la sua uscita, Geralt di Rivia tornerà con Songs of the Past. È una mossa geniale o un azzardo senza precedenti? Io, onestamente, pendo più per la prima ipotesi.

The Witcher 3: Nuova espansione nel 2027. Colpo di scena?
Crediti immagine: The Verge

Un Ritorno Inaspettato: Il Perché di un’Espansione Dodici Anni Dopo

L’annuncio è arrivato quasi in sordina, ma il suo impatto è risonante. CD Projekt Red ha confermato lo sviluppo di Songs of the Past, la terza espansione per quello che molti considerano il loro capolavoro, The Witcher 3: Wild Hunt. La data di lancio? Il 2027. I dettagli, al momento, sono scarsi. Sappiamo che sarà co-sviluppata con Fool’s Theory, uno studio polacco che, non a caso, vanta tra le sue fila diversi ex sviluppatori di The Witcher 3. Questo è un punto cruciale, perché suggerisce una conoscenza profonda del materiale originale e, spero, una fedeltà allo spirito del gioco che conosciamo e amiamo. Ma la vera notizia, quella che mi ha colpito di più, è il timing. The Witcher 3 è arrivato sul mercato nel lontano 2015. Ricevere una nuova espansione nel 2027 significa un gap temporale di ben dodici anni. È un lasso di tempo enorme per un settore che solitamente spinge per cicli di vita molto più brevi per i suoi prodotti.

Ma perché CDPR ha deciso di fare una mossa così audace? Io credo ci siano diverse ragioni. Innanzitutto, The Witcher 3 non è un gioco qualunque. È un fenomeno culturale, un RPG che ha ridefinito gli standard del genere, vincendo innumerevoli premi e creando una community di fan incredibilmente fedele e appassionata. È un titolo che continua a vendere, a essere giocato e a essere riscoperto da nuove generazioni di gamer, anche grazie alle sue costanti riedizioni e aggiornamenti grafici. In un mercato dove i giochi “live service” dominano la scena con contenuti continui, CDPR ha forse capito che un classico intramontabile può generare lo stesso tipo di longevità, ma con un approccio diverso, più mirato e, oserei dire, più rispettoso del prodotto originale.

Non possiamo poi ignorare la storia recente di CD Projekt Red. Dopo il trionfo di The Witcher 3 e delle sue prime due eccellenti espansioni, Hearts of Stone e Blood and Wine, l’azienda ha affrontato una tempesta con il lancio disastroso di Cyberpunk 2077. La strada per il recupero è stata lunga e faticosa, ma il team ha dimostrato una resilienza ammirevole, riuscendo a trasformare un fallimento in un successo, grazie a patch costanti e all’espansione Phantom Liberty. Questa esperienza ha probabilmente insegnato loro l’importanza di un prodotto rifinito, di una comunicazione trasparente e, soprattutto, di non dare mai per scontata la fiducia dei fan. L’annuncio di Songs of the Past, quindi, non è solo una sorpresa, ma anche un segnale. Un segnale che CDPR è tornata a concentrarsi sulla qualità e sulla valorizzazione dei suoi asset più preziosi. Io lo vedo come un atto di fiducia verso la loro stessa eredità, e questo mi piace.

CDPR e il Futuro di The Witcher: Strategia o Nostalgia?

La domanda che mi pongo, e che credo si pongano in molti, è se questa mossa sia dettata da una strategia ben precisa o da un’ondata di pura nostalgia. Io propendo per la strategia, e una strategia piuttosto acuta. Sappiamo che CDPR è al lavoro su più fronti per il franchise di The Witcher. C’è il “Progetto Polaris”, il prossimo grande capitolo della saga principale, che sarà l’inizio di una nuova trilogia. Poi ci sono altri progetti, come “Sirius”, un gioco multiplayer, e “Canis Majoris”, un altro RPG sviluppato da un team esterno. L’attesa per “Polaris” è palpabile, ma anche lunga. Un’espansione per The Witcher 3 nel 2027 può servire come un ponte perfetto, un modo per mantenere l’attenzione alta sul mondo di Geralt, per rinfrescare la memoria dei fan e per introdurre nuovi giocatori al lore senza dover aspettare il prossimo titolo principale, che probabilmente è ancora a diversi anni di distanza.

Il coinvolgimento di Fool’s Theory è un altro elemento chiave che rafforza la mia convinzione che si tratti di una mossa strategica. Non è un team qualsiasi. Come ho detto, è composto da veterani che hanno plasmato l’esperienza di The Witcher 3. Questo minimizza i rischi e massimizza le possibilità di un prodotto finale che sia all’altezza delle aspettative. L’idea di un’espansione sviluppata congiuntamente da un team interno e uno esterno, ma con una profonda conoscenza dell’IP, è, a mio parere, un modello interessante per prolungare la vita di un gioco senza distogliere risorse preziose dai progetti futuri più ambiziosi di CDPR. È un modo per dire: “Non abbiamo dimenticato il nostro passato glorioso, anzi, lo stiamo espandendo, mentre costruiamo il nostro futuro”.

Questa scelta, inoltre, ci dice molto sull’evoluzione del mercato. In un’epoca dove i remake e le remaster sono all’ordine del giorno, un’espansione inedita per un gioco così datato è quasi rivoluzionaria. Dimostra che il valore di un videogioco non è intrinsecamente legato alla sua data di uscita, ma alla sua qualità intrinseca e alla sua capacità di creare mondi immersivi e storie avvincenti. The Witcher 3 ha entrambi. Questa mossa potrebbe persino spingere altri sviluppatori a riconsiderare il potenziale di contenuti aggiuntivi per i loro titoli più amati, invece di limitarsi a riproporli con una nuova verniciatura. Io, da giornalista e da gamer, vedo in questo un segnale positivo: la qualità e la narrazione possono trascendere il tempo e la tecnologia.

Per chiudere, penso che Songs of the Past sia più di una semplice espansione. È una dichiarazione d’intenti di CD Projekt Red. È la dimostrazione che l’azienda è capace di guardare al futuro senza dimenticare da dove viene, capitalizzando sulla sua eredità in un modo che pochi altri studi oserebbero fare. È un modo per tenere viva la fiamma di Geralt mentre si prepara il terreno per la prossima grande avventura. CD Projekt Red sta dimostrando che il suo universo narrativo ha ancora molto da offrire, ben oltre il ciclo di vita tradizionale di un singolo videogioco. E il fatto che Fool’s Theory sia a bordo mi rassicura ulteriormente sulla qualità che possiamo aspettarci.

Per noi gamer italiani, abituati a consumare e poi archiviare, questo potrebbe significare rispolverare un capolavoro, o magari scoprirlo per la prima volta con un’esperienza ancora più ricca e completa. È un invito a tornare in un mondo che credevamo di aver esplorato a fondo, e che invece ha ancora storie da raccontare, nuove avventure da vivere. È la prova che i grandi giochi non finiscono mai davvero. E voi, siete pronti a calarvi di nuovo nei panni di Geralt, dodici anni dopo, per una nuova, inattesa caccia?

Via: The Verge