Un giudice federale australiano ha ordinato ad Apple di aprire l’iPhone a negozi di app alternativi, download diretti da siti web e sistemi di pagamento di terze parti. L’obbligo scatta il 1° marzo 2027 e riguarda solo gli utenti con un Apple Account australiano. Fortnite e le altre app di Epic Games, invece, devono poter tornare sull’App Store locale subito, non appena Epic ne fa richiesta scritta.
Apple ha già annunciato che chiederà la sospensione della decisione e farà appello.
Cosa deve cambiare
La decisione è del giudice Jonathan Beach e chiude la fase dei rimedi nella causa di Epic Games contro Apple. Nel 2025 lo stesso tribunale aveva stabilito che Apple aveva abusato del proprio potere di mercato nella distribuzione delle app iOS e nei pagamenti in-app. Ora arrivano gli obblighi concreti:
- Store alternativi e sideloading: Apple deve togliere le restrizioni che impediscono di distribuire app fuori dall’App Store, sia tramite marketplace concorrenti sia direttamente dai siti degli sviluppatori.
- Strumenti per gli sviluppatori: l’accesso agli strumenti necessari deve avvenire a condizioni sostanzialmente equivalenti a quelle di chi pubblica sull’App Store.
- Pagamenti alternativi: gli sviluppatori potranno usare sistemi di pagamento esterni, anche dentro le app distribuite dall’App Store, e inserire link verso siti di acquisto esterni.
- Commissioni: Apple non potrà applicare commissioni sulle transazioni fatte con app distribuite fuori dal suo negozio.
Apple può chiedere di rinviare la scadenza: tra il 1° e il 15 febbraio 2027 potrà presentare una richiesta motivata, e il tribunale potrebbe spostare la data al 3 maggio 2027. Non è un rinvio automatico.
Cosa Apple riesce a tenere
Il quadro non è tutto a favore di Epic. Il giudice ha respinto la richiesta di estendere gli obblighi a livello mondiale: valgono solo per l’App Store australiano e per gli account registrati nel Paese. Apple può inoltre mantenere controlli di sicurezza e notarizzazione sulle app distribuite altrove, ma solo se sono necessari e proporzionati, e non possono servire a ostacolare i distributori concorrenti.
Il tribunale non ha poi imposto ad Apple di ospitare gli store rivali dentro il proprio App Store. Ha infine respinto la richiesta di dare ai rimedi una durata massima di cinque anni: potranno essere modificati o revocati solo se cambiano le circostanze. Apple dovrà anche pagare l’85% delle spese legali sostenute da Epic nel processo principale.
Fortnite torna, ma lo store no (per ora)
L’unica parte con effetto immediato riguarda Epic. Apple deve fare quanto necessario per riammettere Fortnite e le altre app idonee dell’azienda, che erano state rimosse nell’agosto 2020 dopo l’introduzione di un sistema di pagamento diretto. Epic ha dichiarato che il gioco tornerà sull’App Store australiano a breve; per l’Epic Games Store il CEO Tim Sweeney non ha indicato una data.
E in Italia?
Per chi usa l’iPhone in Italia, oggi non cambia nulla. La decisione non ha effetto fuori dall’Australia. Gli utenti dell’Unione Europea hanno invece già store alternativi e pagamenti esterni grazie al Digital Markets Act, che Apple ha dovuto applicare da tempo.
Cosa ne pensiamo
La sentenza è interessante soprattutto per due dettagli: il divieto di commissioni sulle transazioni fuori dall’App Store e l’assenza di una scadenza dei rimedi. Il tribunale limita in modo esplicito le condizioni e i costi che potrebbero scoraggiare la concorrenza, e questo restringe lo spazio di manovra di Apple. È anche un precedente per gli altri Paesi dove sono in corso cause simili.
Resta però molta incertezza. L’appello e la richiesta di sospensione possono ritardare tutto, e la data del 1° marzo 2027 è ancora lontana. Va poi visto come Apple applicherà i controlli di sicurezza consentiti: se resteranno leggeri, gli store alternativi avranno una chance reale; se diventeranno un ostacolo, il contenzioso sarà solo rimandato.
Per l’utente australiano il vantaggio più concreto sarà la possibilità di scegliere dove comprare le app, e forse di pagare meno. Per Apple, invece, è un altro mercato in cui il modello basato sulle commissioni sui pagamenti in-app viene messo in discussione.
Articolo della redazione di SpazioiTech, scritto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale a partire da fonti verificate su almeno due testate indipendenti, e controllato prima della pubblicazione. Hai trovato un errore? Scrivici.



