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DoorDash Tasks: lavoratori pagati per addestrare l’AI

Carlo Coppola · 21 Marzo 2026 · 6 min di lettura
DoorDash Tasks: lavoratori pagati per addestrare l'AI
Immagine: Wired

Il mondo del lavoro gig sta vivendo una trasformazione radicale che potrebbe ridefinire il concetto stesso di economia delle piattaforme. DoorDash, nota principalmente per le consegne di cibo a domicilio, ha lanciato una nuova app chiamata Tasks che rappresenta un cambio di paradigma sorprendente: invece di consegnare hamburger e pizza, i lavoratori vengono pagati per registrare video di se stessi mentre svolgono attività quotidiane come fare il bucato, cucinare uova strapazzate o passeggiare nel parco.

L’obiettivo? Fornire dati preziosi per l’addestramento di sistemi di intelligenza artificiale. Questa novità solleva interrogativi profondi sul futuro del lavoro digitale e su come le grandi tech company stiano trasformando ogni aspetto della vita umana in una risorsa per alimentare i loro algoritmi. La sperimentazione di DoorDash rappresenta infatti un esempio concreto di come l’AI stia creando nuove forme di lavoro, spesso precario e sottoretribuito.

Ma cosa significa davvero per i lavoratori questa evoluzione? E quali sono le implicazioni per una società che sta rapidamente digitalizzando ogni processo produttivo?

Come funziona DoorDash Tasks: il lavoro diventa spettacolo

L’app Tasks di DoorDash trasforma i lavoratori gig in veri e propri “addestratori di AI”, richiedendo loro di documentare attraverso video le attività più banali della vita quotidiana. Il meccanismo è apparentemente semplice: l’app propone una serie di compiti da svolgere, dal preparare una colazione al camminare in un parco, e i lavoratori devono registrare se stessi mentre li eseguono. Questi video vengono poi utilizzati per insegnare agli algoritmi di computer vision come riconoscere e interpretare le azioni umane.

La piattaforma offre compensi che variano generalmente tra i 2 e i 7 dollari per task completato, a seconda della complessità dell’attività richiesta. Tuttavia, considerando il tempo necessario per registrare, rivedere e caricare i contenuti, la paga oraria effettiva risulta spesso ben al di sotto degli standard del salario minimo. Questo modello riflette una tendenza più ampia nell’economia gig, dove la flessibilità viene spesso pagata con salari inadeguati e assenza di tutele.

L’esperienza d’uso rivela inoltre quanto sia pervasivo il controllo algoritmico: l’app monitora la qualità dei video, rifiuta contenuti considerati non conformi agli standard e utilizza sistemi di rating per valutare i lavoratori. Si crea così un paradosso tecnologico in cui gli esseri umani vengono valutati da algoritmi per produrre contenuti destinati a migliorare quegli stessi algoritmi.

L’economia dei dati umani: quando la vita diventa merce

Il lancio di Tasks rappresenta molto più di una semplice diversificazione del business di DoorDash. Siamo di fronte a una nuova forma di estrazione di valore che trasforma ogni gesto quotidiano in una potenziale fonte di reddito, ma anche in un dato da monetizzare per le aziende tecnologiche. Questo fenomeno si inserisce in un contesto più ampio dove colossi come Google, Amazon e Meta hanno costrui imperi economici basati sulla raccolta e l’elaborazione di dati personali.

La peculiarità di Tasks sta nel rendere esplicita questa dinamica: invece di raccogliere dati in modo indiretto attraverso l’uso di servizi “gratuiti”, DoorDash paga direttamente per ottenere contenuti specifici e di alta qualità. Questo modello potrebbe rappresentare il futuro di molte piattaforme, dove la distinzione tra utente e lavoratore si fa sempre più sfumata. I video raccolti hanno un valore strategico enorme per lo sviluppo di robot domestici, assistenti virtuali e sistemi di automazione industriale.

Secondo analisti del settore, il mercato globale dei dati per l’addestramento dell’AI potrebbe raggiungere i 17 miliardi di dollari entro il 2030. Companies come Scale AI e Appen hanno già costruito business multimilionari proprio su questo modello, dimostrando che esiste una domanda crescente per dataset umani di qualità. DoorDash, con la sua vasta rete di lavoratori gig, si posiziona strategicamente in questo mercato in espansione.

Implicazioni etiche e futuro del lavoro digitale

L’introduzione di Tasks solleva questioni etiche complesse che vanno ben oltre la semplice retribuzione dei lavoratori. Prima fra tutte, la questione della proprietà intellettuale: chi detiene i diritti sui video prodotti? I lavoratori mantengono qualche forma di controllo sui contenuti che creano, o cedono completamente ogni diritto a DoorDash? La mancanza di trasparenza su questi aspetti riflette un problema più ampio nell’economia delle piattaforme, dove i termini di servizio spesso nascondono clausole sfavorevoli per i lavoratori.

C’è poi il tema della privacy e della dignità del lavoro. Chiedere alle persone di documentare attività intime come fare la doccia o vestirsi (pur rispettando standard di decenza) trasforma la sfera privata in una performance lavorativa. Questo fenomeno, che alcuni sociologi definiscono “capitalismo della sorveglianza domestica”, potrebbe normalizzare livelli di intrusione precedentemente impensabili.

Dal punto di vista normativo, l’Italia e l’Europa stanno sviluppando regolamentazioni più stringenti sui diritti dei lavoratori digitali. Il Digital Services Act europeo e le direttive sui lavoratori delle piattaforme potrebbero influenzare significativamente l’evoluzione di servizi come Tasks, imponendo maggiori tutele e trasparenza. Tuttavia, la velocità dell’innovazione tecnologica spesso supera quella della regolamentazione, creando zone grigie che le aziende tech sono abili a sfruttare.

Guardando al futuro, Tasks potrebbe essere solo l’inizio di una trasformazione più radicale del lavoro umano. Man mano che l’intelligenza artificiale diventa più sofisticata, la domanda di dati di addestramento di qualità crescerà esponenzialmente. Questo potrebbe creare nuove opportunità economiche, ma anche accentuare le disuguaglianze, dividendo la società tra chi possiede e controlla l’AI e chi viene ridotto a semplice fornitore di dati. La sfida sarà trovare un equilibrio che permetta l’innovazione tecnologica senza sacrificare la dignità e i diritti dei lavoratori.

Fonte: Wired

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