Games

Resident Evil Requiem: Endgame, il minigioco ‘Whoo-hoo!’

Matteo Baitelli · 29 Aprile 2026 · 6 min di lettura
Resident Evil Requiem: Endgame, il minigioco 'Whoo-hoo!'
Immagine: Eurogamer

«Sarà qualcosa che vi farà esclamare ‘Whoo-hoo!’» È con queste parole che il direttore di Resident Evil Requiem ha acceso l’entusiasmo della community. Parlo del nuovo minigioco in arrivo per il titolo che, nel 2026, continua a tenerci incollati agli schermi. Non è un dettaglio da poco, credetemi. In un’industria dove ogni contenuto post-lancio è sotto la lente, una promessa così diretta e carica di adrenalina significa molto. Questo minigioco, mi dicono, è nelle sue fasi finali di sviluppo. E la cosa più interessante? Sarà basato sul sistema di combattimento del gioco principale.

Resident Evil Requiem: Endgame, il minigioco 'Whoo-hoo!'
Crediti immagine: Eurogamer

Questo è un punto cruciale, a mio parere. Non assisteremo a una deviazione radicale dalle meccaniche che abbiamo imparato a padroneggiare. Anzi, sarà un’intensificazione. Significa che l’investimento di tempo fatto per capire le armi, i pattern dei nemici e le strategie di sopravvivenza non andrà sprecato. Lo metteremo alla prova in un contesto nuovo, più puro. Niente puzzle complicati, niente esplorazione lenta. Solo azione, pura e brutale. È la formula che spesso funziona per i contenuti secondari di successo: prendere il cuore del gameplay e amplificarlo, togliendo tutti i fronzoli narrativi o esplorativi che, per quanto importanti nella campagna, a volte rallentano il ritmo per chi cerca la scarica di adrenalina immediata.

Il direttore ha aggiunto un’altra frase che mi ha colpito: «Affilate i vostri tomahawk». Questa non è una frase buttata lì. Mi fa pensare subito a un approccio più crudo, forse con un’enfasi sul corpo a corpo o sull’uso strategico di armi improvvisate. Non solo pistole e fucili. Potrebbe suggerire una modalità dove le risorse sono estremamente scarse, dove ogni proiettile conta e l’ingegno, unito a un’arma da mischia affidabile, diventa l’unica via di salvezza. È un’immagine forte, che evoca un senso di pericolo imminente e la necessità di una preparazione quasi tribale, primordiale. L’idea di un Resident Evil che spinge sul combattimento ravvicinato e sulla gestione estrema delle risorse mi intriga parecchio. È un modo per rinfrescare l’esperienza, mantenendo la tensione che la serie ci ha sempre offerto.

Ma c’è un’altra condizione importante: per accedere a questo minigioco, dovrete aver completato la storia principale. E qui, per me, si nasconde la vera intelligenza dietro questa mossa. Non è un contenuto per chiunque, non è un tutorial mascherato. È un vero e proprio endgame. Premia chi ha investito tempo nel gioco, chi ha affrontato la narrativa, chi conosce già a fondo le meccaniche e, soprattutto, il bestiario di Requiem. Non vuoi che un novellino si trovi subito a fronteggiare orde di nemici avanzati o sfide di difficoltà elevatissima senza la giusta preparazione. Questa scelta alza l’asticella, trasformando il minigioco in una sorta di rito di passaggio, una prova definitiva per i veri sopravvissuti.

Pensateci: quanti giochi, nel 2026, offrono contenuti post-campagna che siano davvero significativi e non solo una ripetizione delle stesse missioni con parametri diversi? Pochi, molto pochi. Questo minigioco, se ben implementato, ha il potenziale per aumentare in modo esponenziale la rigiocabilità di Resident Evil Requiem. Non solo per il gusto della sfida, ma anche per la possibilità di affinare le proprie abilità, di competere con gli amici per i punteggi più alti, o semplicemente di sfogare la tensione accumulata durante la campagna principale in un contesto più libero e focalizzato sull’azione pura. Capcom, con la serie Resident Evil, ha sempre saputo come mantenere l’attenzione dei fan, e questo è un altro esempio lampante.

La storia di Resident Evil, del resto, è costellata di successi anche grazie ai suoi contenuti secondari. Penso a modalità come The Mercenaries, che ha debuttato anni fa e si è evoluta, offrendo un’esperienza arcade frenetica e profondamente gratificante. O alla Raid Mode di Revelations, che ha aggiunto elementi di progressione e personalizzazione. Queste modalità non sono mai state semplici aggiunte; sono diventate parte integrante dell’identità della serie, un banco di prova per le abilità dei giocatori e un modo per prolungare il divertimento ben oltre i crediti finali. Il minigioco di Requiem si inserisce perfettamente in questa tradizione, promettendo di elevare ulteriormente l’esperienza di gioco.

Cosa mi aspetto, quindi? Mi aspetto una modalità brutale, tesa, che metta alla prova ogni singola abilità acquisita. Potrebbe essere una modalità a ondate, dove la gestione delle munizioni e delle risorse è fondamentale. Oppure una serie di sfide a tempo, dove la velocità e la precisione sono tutto. L’importante è che mantenga quella sensazione di pericolo costante, di essere sempre un passo dal baratro, che è il marchio di fabbrica di Resident Evil. E le parole del direttore, quel «Whoo-hoo!» e l’invito ad «affilare i tomahawk», mi fanno ben sperare che sarà esattamente così. Sarà un’esperienza catartica, un modo per scaricare l’adrenalina residua dopo aver salvato il mondo o, almeno, essere sopravvissuti all’ennesima minaccia biologica.

Per noi in Italia, amanti di lunga data della saga, questa notizia è un vero e proprio stimolo. Resident Evil ha sempre avuto una base di fan solidissima nel nostro paese, gente che discute, analizza, si confronta su ogni dettaglio. Un minigioco così, che promette sfida e rigiocabilità, significa che le nostre serate di gaming nel 2026 saranno ancora più ricche. Significa prolungare il divertimento con un titolo che, sono convinto, ha ancora molto da dire e da offrire. Sarà un ottimo modo per tenere viva la conversazione, per confrontarsi su strategie e punteggi. E, diciamocelo, per vantarsi un po’ con gli amici di aver superato l’ennesima prova che solo un vero fan di Resident Evil può affrontare. La rigiocabilità è fondamentale nel design moderno, e Requiem sembra averlo capito benissimo. Non vedo l’ora di affilare i miei tomahawk virtuali. E voi, siete pronti per il «Whoo-hoo!»?

Ripreso da: Eurogamer