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Sony e Honda abbandonano l’Afeela: il flop dell’EV 2026

Matteo Baitelli · 25 Marzo 2026 · 7 min di lettura
Sony e Honda abbandonano l'Afeela: il flop dell'EV 2026
Immagine: Engadget

Il 2026 passerà alla storia come l’anno in cui due colossi giapponesi, Sony e Honda, hanno ufficialmente gettato la spugna su uno dei progetti automotive più attesi degli ultimi anni. La joint venture Sony Honda Mobility ha annunciato la cancellazione dello sviluppo e del lancio dell’Afeela 1 e Afeela 2, i due veicoli elettrici che avrebbero dovuto rappresentare il futuro della mobilità intelligente. Un colpo basso per il settore, che mette in luce le enormi sfide che affrontano anche le aziende più blasonate quando tentano di entrare nel mercato automotive.

La notizia arriva come una vera e propria bomba nel panorama tech e automotive globale. Non è tanto il fallimento di un prodotto a sorprendere, quanto il fatto che due multinazionali del calibro di Sony e Honda non siano riuscite a portare a termine un progetto che prometteva di rivoluzionare il concetto di automobile. L’annuncio è stato accompagnato da vaghe promesse di “rivedere la direzione aziendale” e di comunicare i piani futuri “al più presto possibile” – una formula diplomatica che, nella realtà, significa probabilmente che il progetto sarà completamente smantellato o ridotto a dimensioni irrilevanti.

Dietro questa decisione si cela una storia molto più complessa di un semplice fallimento di prodotto. È la storia di come il mercato globale, le scelte politiche e la competizione spietata nel settore EV stanno ridisegnando completamente l’industria automotive.

Quando il mercato cambia le regole: il 2026 difficile di Honda

Il 2026 non sta essere un grande anno per Honda. A marzo, il colosso giapponese ha ammazzato una perdita devastante di ben 15,7 miliardi di dollari, cancellando in bilancio una parte consistente dei suoi investimenti nel settore delle auto elettriche. Non è un errore di calcolo: è il sintomo di uno scossone che ha colpito duramente tutta l’industria. Il cuore del problema? Gli Stati Uniti hanno radicalmente cambiato rotta, abbandonando gli incentivi federali per le auto elettriche e introducendo dazi che stanno strangolando i margini dei costruttori.

A questa tempesta perfetta si aggiunge un ulteriore elemento di umiliazione: il fallimento clamoroso del progetto F1 di Honda con Aston Martin. Un motore che prometteva miracoli e ha consegnato delusioni. Quando anche i settori in cui sei leader mondiale iniziano a traballare, è il segnale che qualcosa di strutturale è cambiato nel tuo modello di business.

Per Honda, il messaggio è chiaro: il costo di stare al passo con la transizione energetica è diventato insostenibile. E se una azienda con decenni di esperienza automotive fatica così tanto, che speranze potevano avere due realtà, per quanto blasonate, che si affacciavano per la prima volta al settore?

L’Afeela: dalla promessa al crepuscolo in sei anni

La storia dell’Afeela inizia sei anni fa con un’annuncio che sembrava destinato a fare storia: la Vision-S di Sony, presentata come il prototipo di un’automobile concepita come “dispositivo intelligente su ruote”. Un concept elegante, futuristico, ricco di promesse. Con il tempo, il progetto è stato rinominato Afeela e trasformato da sogno di laboratorio a progetto commerciale concreto, grazie alla partnership con Honda.

Ma il problema è esattamente quello: mentre Sony e Honda sviluppavano meticolosamente il loro capolavoro in vitro, il resto dell’industria automobilistica correva a velocità supersonica. Tesla, Rivian, BYD e persino i costruttori tradizionali europei e cinesi stavano già piazzando i loro pezzi sulla scacchiera. Quando finalmente l’Afeela 1 è arrivato ai raggi X della stampa specializzata, a gennaio 2026, è risultato non particolarmente innovativo, un po’ datato nel design, terribilmente costoso rispetto alla concorrenza, e soprattutto: una berlina in un mondo che ha smesso di amare le berline.

L’Afeela 2, pensato come versione più “SUV-oriented” per assecondare le preferenze del mercato, è stato relegato a tale livello di secondarietà che nemmeno è stato citato per nome nell’annuncio ufficiale della cancellazione. Un dettaglio eloquente: dimostra che perfino i suoi stessi creatori non credevano veramente nel progetto.

Il muro invisibile: quando l’innovazione non basta

Questo fallimento rappresenta una lezione affascinante sulla natura del mercato tech e automotive contemporaneo. Non è bastato avere denaro, competenza engineer e il nome di due giganti giapponesi sulla carta intestata. Il problema risiede in quella che potremmo chiamare la “maledizione dello smart device”: l’idea di un’auto come dispositivo intelligente connesso non è più né nuova né differenziatrice. Tutti i costruttori, ormai, integrano intelligenza artificiale, connettività 5G e sistemi di infotainment sofisticati. Non è un plus, è uno standard.

Inoltre, il timing è stato disastroso. Mentre Sony e Honda perfezionavano ogni dettaglio, il mercato globale stava attraversando una transizione convulsiva. La politica energetica americana è cambiata completamente tra il 2024 e il 2026, l’UE sta stringendo i dazi, il mercato cinese delle auto elettriche continua a consolidarsi attorno a pochi grandi player. In questo caos, lanciare un prodotto premium a prezzi elevati, con una proposta di valore non chiaramente differenziata, era una ricetta per il disastro.

E c’è un altro aspetto spesso sottovalutato: il mercato automobilistico non funziona come quello degli smartphone. Non puoi lanciare un prodotto rivoluzionario e conquistare il mondo in tre anni. L’industria auto richiede ecosistemi di distribuzione, servizi post-vendita, reti di ricarica (nel caso degli EV), partnership assicurative e finanziarie. Sony e Honda non avevano, né probabilmente avrebbero potuto rapidamente costruire, questa infrastruttura globale nel modo efficiente che la concorrenza stava già offrendo.

Cosa significa per il futuro della mobilità

La cancellazione dell’Afeela non è una cattiva notizia solo per Sony e Honda. È uno specchio della realtà più ampia: il settore automotive sta vivendo una consolidazione violenta. I costruttori stanno collassando, le alleanze si stanno ridisegnando, e i margini si stanno erodendo rapidamente. Se anche player affermati come Honda non riescono a competere, le startup automotive stanno semplicemente scomparendo.

Questo solleva una domanda inquietante: il futuro dell’auto elettrica sarà dominato solo da giganti come Tesla, BYD, Volkswagen e dai costruttori cinesi? Oppure assisteremo a una consolidazione ancora più radicale, dove solo i player con accesso a capitali massicci, catene di fornitura integrate e capacità di innovazione costante potranno sopravvivere?

Per il consumatore italiano, l’impatto è meno diretto rispetto ad altri mercati, ma comunque significativo. Significa che le opzioni di auto premium elettriche continueranno a restringersi attorno a pochi brand. Significa che i prezzi difficilmente scenderanno nel breve termine. E significa che la tanto promessa “rivoluzione automotive” sta prendendo una forma molto meno variegata e innovativa di quanto sperato.

Il 2026 resterà come l’anno in cui il sogno di Sony e Honda di trasformare l’automobile in un dispositivo intelligente ha incontrato la cruda realtà del mercato globale. E quella lezione – che la visione, anche brillante, non basta senza tempismo, ecosistema e posizionamento di mercato – varranno molto più di qualsiasi singolo prodotto, per tutto il settore.

Fonte: Engadget